Crisi economica e tensioni politiche minacciano il potere di Orbán

28.07.2025 15:00
Crisi economica e tensioni politiche minacciano il potere di Orbán
Crisi economica e tensioni politiche minacciano il potere di Orbán

Budapest — La situazione politica in Ungheria si fa sempre più tesa, mentre il paese affronta una crisi economica profonda e una crescente polarizzazione interna. Il 25 luglio 2025, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha pubblicato un messaggio sul social X affermando che l’Ungheria propone una “cooperazione strategica” con l’Ucraina, rifiutando però la prospettiva di una piena integrazione europea per Kyiv. Secondo Orbán, l’adesione dell’Ucraina all’UE “trasferirebbe la guerra nel cuore dell’Europa” e comporterebbe rischi per le famiglie ungheresi. “Questi tempi richiedono giudizio calmo, non minacce teatrali”, ha dichiarato nel suo post.

L’opposizione accusa Orbán di isolamento e retorica filorussa

La risposta non si è fatta attendere. Il 26 luglio, Péter Magyar, leader del partito di opposizione “Tisza”, ha replicato con durezza alle parole di Orbán, definendolo un “ricattatore armato di coltello proveniente dalla periferia”. Nel corso di un evento politico organizzato in contemporanea con il controverso discorso di Orbán a Tusnádfürdő, Magyar ha accusato il premier di alimentare la paura dell’escalation invece di agire concretamente per fermare la guerra in Ucraina. Ha anche sottolineato che la Russia è l’unica responsabile dell’invasione e che l’Ungheria dovrebbe essere più attiva nel promuovere la pace, anche partecipando a eventuali iniziative mediate dagli Stati Uniti. Secondo Magyar, Budapest si trova a un bivio: unirsi realmente all’Occidente oppure restare allineata con “la Russia e i suoi alleati autoritari”.

Il contesto economico indebolisce la posizione del governo

Il crescente malcontento nei confronti del governo Orbán si inserisce in un contesto economico sempre più critico. Secondo un’inchiesta del Financial Times, il deterioramento dell’economia ungherese potrebbe minare la tenuta del regime di Orbán. Con un debito pubblico il cui servizio costa circa il 5% del PIL — la percentuale più alta nell’UE — e un’inflazione tra le più alte del blocco, le famiglie ungheresi stanno affrontando una drastica perdita del potere d’acquisto.

La crescita dei tassi di interesse a livello globale, unita alla dipendenza strutturale dell’Ungheria dai combustibili fossili russi, ha aggravato la situazione. Sebbene la guerra in Ucraina abbia costretto molti paesi a diversificare le proprie fonti energetiche, il governo ungherese ha scelto di mantenere una forte dipendenza dal gas e petrolio russi, con conseguenze dirette sull’inflazione e sulla stabilità economica.

Orbán in rotta di collisione con Bruxelles e gli investitori

Le tensioni con l’Unione europea restano elevate. A causa delle violazioni dello stato di diritto, della corruzione dilagante e delle politiche anti-democratiche, Bruxelles ha congelato oltre 6,3 miliardi di euro destinati all’Ungheria. Questi fondi, teoricamente ancora disponibili, restano bloccati finché Budapest non implementerà riforme sostanziali che potrebbero però minare i pilastri del sistema di potere di Orbán.

Intanto, il paese è ufficialmente entrato in una fase di recessione tecnica, con un calo del PIL dello 0,7% nel terzo trimestre del 2024 e un disavanzo di bilancio che ha superato i 2,9 trilioni di fiorini (circa 8 miliardi di dollari) nel 2025. Le difficoltà si riflettono anche sugli investimenti esteri: sebbene Budapest continui a puntare su capitali cinesi, soprattutto nel settore delle batterie, la domanda in calo e i problemi di esportazione verso l’Europa occidentale stanno aggravando il rallentamento.

Verso una svolta politica nelle elezioni del 2026?

Péter Magyar ha annunciato che, in caso di vittoria alle elezioni parlamentari previste per aprile 2026, il suo governo si impegnerà a costruire relazioni di buon vicinato con tutti i paesi del bacino carpatico e a rendere l’Ungheria un alleato affidabile nell’UE e nella NATO. Ha promesso inoltre di abbandonare le pratiche ostruzionistiche utilizzate da Orbán nei processi decisionali europei, inclusi i frequenti veti e i ricatti istituzionali.

In un contesto segnato da crescenti difficoltà economiche, isolamento internazionale e fratture interne sempre più profonde, il consenso attorno a Orbán sembra vacillare. Le elezioni del 2026 potrebbero diventare uno snodo cruciale non solo per la democrazia ungherese, ma anche per la stabilità e la coesione dell’Unione europea nel suo complesso.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere