Secondo un sondaggio condotto dal fondo “Obshchestvennoye Mneniye” (FOM) su incarico della Banca di Russia, la quota di cittadini russi con risparmi è scesa ad agosto 2025 al livello più basso degli ultimi tre anni e mezzo. Come riportato dal quotidiano The Moscow Times, quasi il 40% della popolazione non dispone di alcun tipo di riserva finanziaria.
Contrasto con i dati ufficiali su salari e redditi
Il risultato appare in netto contrasto con la statistica ufficiale. Nel primo semestre del 2025, i redditi reali disponibili sono aumentati del 7,8% rispetto all’anno precedente. A giugno, lo stipendio medio ha superato per la prima volta i 100.000 rubli, con una crescita del 15% su base annua e del 5,1% in termini reali. Anche i depositi bancari della popolazione sono saliti, toccando i 61,1 trilioni di rubli ad agosto. Tuttavia, i benefici di questi indicatori macroeconomici non sembrano tradursi in una maggiore sicurezza finanziaria per la maggioranza dei cittadini.
Preferenze di risparmio e riduzione dei consumi
L’indagine ha evidenziato che sempre più persone scelgono di conservare il denaro in contanti. Ad agosto, questa modalità di risparmio è stata indicata dal 32% degli intervistati, in crescita rispetto al mese e all’anno precedente. Parallelamente, la quota di chi ritiene più sicuro mantenere i risparmi in banca è scesa al 43%. Inoltre, il 52,2% dei cittadini dichiara di preferire accantonare denaro piuttosto che fare acquisti importanti, segnalando un aumento della cosiddetta “propensione al risparmio”.
Timori per il futuro e impoverimento delle famiglie
Secondo il FOM, molti russi temono licenziamenti o riduzioni dell’orario di lavoro. Tra coloro che dispongono di un “cuscinetto finanziario”, le riserve permettono in media di vivere soltanto quattro mesi senza reddito. L’erosione del potere d’acquisto, legata alla svalutazione del rublo e all’inflazione, spinge le famiglie a risparmiare principalmente per beni alimentari. Nel 2025, i prezzi dei prodotti di base sono saliti drasticamente: il costo delle patate è raddoppiato, la barbabietola è quasi scomparsa dagli scaffali, mentre cipolle, pomodori e cetrioli hanno registrato aumenti dal 10% al 40%.
Aumento del credito e spese per i servizi essenziali
L’indebolimento della capacità di spesa è confermato dal ricorso al credito non per investimenti o acquisti significativi, ma per coprire le spese quotidiane fino al successivo stipendio. Molti cittadini, incapaci di sostenere i pagamenti, finiscono in una spirale di indebitamento. A questo si aggiunge l’impatto dei nuovi aumenti tariffari: dal luglio 2025, le bollette dei servizi pubblici sono salite in media dell’11,9%, con picchi vicini al 25% in alcune regioni. Sempre più famiglie sono costrette a tagliare su cibo, farmaci e vestiti per poter pagare luce e acqua.