Cuba alle prese con una crisi energetica senza precedenti
Cuba sta affrontando la sua peggiore crisi energetica da decenni, aggravata dal blocco delle importazioni di carburante imposto dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump. Immagini satellitari mostrano l’isola completamente avvolta nel buio, eccezion fatta per alcune aree chiave come L’Avana e alcune località turistiche, dove l’illuminazione è garantita per motivi prioritari, riporta Attuale.
La crisi si traduce in conseguenze devastanti: mancanza di acqua potabile a causa dell’assenza di elettricità per le pompe, accumulo di rifiuti non raccolti e cibo deperito nei frigoriferi spenti. Gli analisti mettono in guardia su una situazione emergenziale, che ha provocato blackout prolungati anche di venti ore e coinvolto l’intera popolazione di 11 milioni di persone. I costi della vita sono schizzati alle stelle e le tensioni sociali stanno aumentando, culminando in proteste e disordini, incluso l’incendio di una sede del Partito Comunista nella provincia di Morón.
La crisi è stata esacerbata dai continui blocchi alle forniture di petrolio; il principale fornitore, il Venezuela, non può garantire carburante a causa della caduta del regime di Maduro, mentre altri paesi latino-americani non si sono offerti di rifornire l’isola. Attualmente, il sistema energetico cubano è quasi completamente dipendente dalle importazioni di carburante, nonostante timidi tentativi di utilizzare pannelli solari provenienti dalla Cina.
Recentemente, il governo cubano ha ammesso di essere in trattative con gli Stati Uniti. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha confermato l’avvio di negoziati per affrontare la crisi socioeconomica scaturita dal blocco energetico, descritto da Trump come una conseguenza della «cattiva filosofia» del governo cubano. Tuttavia, il regime continua a mantenere il proprio controllo, mentre la popolazione vive in condizioni sempre più disperate.