La crisi energetica si protrarrà oltre la guerra in Medio Oriente

09.04.2026 08:05
La crisi energetica si protrarrà oltre la guerra in Medio Oriente

Crisi energetica post-cessate il fuoco in Medio Oriente: le sfide persistenti

La sospensione della guerra in Medio Oriente, con il cessate il fuoco di due settimane accettato da Iran e Stati Uniti, non significa che la crisi energetica svanirà nel nulla. Nel migliore dei casi ci vorranno molti mesi per tornare a una situazione paragonabile a quella pre-guerra, nel peggiore anche di più. Molte delle conseguenze sul prezzo di petrolio e gas naturale o del combustibile per aerei, per esempio, si sentiranno ancora a lungo, riporta Attuale.

La situazione attuale dipende dai danni alle infrastrutture energetiche dei paesi del Golfo Persico, tra i maggiori produttori di petrolio e gas naturale al mondo, e dal tempo necessario per ripararle dopo cinque settimane di attacchi iraniani ininterrotti. L’incertezza sul futuro dello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran all’inizio del conflitto, ha ulteriormente complicato il quadro; attualmente poche navi si sono avventurate a traversarlo da quando è stato annunciato il cessate il fuoco.

Inoltre, non è scontato che due settimane di sospensione dei combattimenti siano sufficienti a trovare un accordo duraturo tra Iran e Stati Uniti, date le divergenti posizioni delle due nazioni, lasciando aperta la possibilità che il conflitto possa riprendere.

Non ci sono ancora chiarimenti riguardo al futuro assetto dello stretto, né se l’Iran continuerà a riscuotere il pedaggio dalle navi per attraversarlo. Le indicazioni preliminari suggeriscono che la situazione rimarrà invariata. Il riapertura dello stretto sarebbe solo il primo passo verso la fine della crisi, non la sua soluzione definitiva. Nel complesso, le tempistiche rimangono nell’ordine dei mesi.

Durante il conflitto, l’Iran ha colpito impianti di produzione di petrolio e gas naturale, nonché le relative infrastrutture in diversi paesi del Golfo, causando sospensioni totali o parziali della produzione. Si stima che durante la guerra si sia interrotto un flusso di petrolio pari almeno a un decimo della produzione mondiale.

Maggiore è il tempo di inattività degli impianti, più lungo sarà il processo di riattivazione. Le ragioni tecniche, legate alla pressione nei giacimenti e all’accumulo di acqua, influenzano notevolmente questo processo. Inoltre, i magazzini devono essere svuotati, in quanto sono stati saturati dalla guerra.

L’amministratore delegato dell’azienda energetica statale del Kuwait, Sheikh Nawaf Al Sabah, ha dichiarato che la produzione di petrolio può riprendere subito, ma ci vorranno tre o quattro mesi prima che ritorni a pieno regime. Analoghe tempistiche sono previste per il gas naturale liquefatto, settore nel quale l’Italia è particolarmente esposta. Per gli impianti danneggiati, i tempi saranno ovviamente più lunghi.

Una delle questioni che avrà conseguenze più durature riguarda l’attacco all’impianto di gas naturale di Ras Laffan in Qatar, colpito dall’Iran, dove veniva prodotto circa il 20% delle forniture mondiali di GNL. QatarEnergy ha dichiarato che l’attacco ha compromesso due delle 14 unità, abbattendo il 17% della capacità totale di produzione e che le riparazioni richiederanno anni.

Il prezzo del carburante per aerei è quasi raddoppiato ed è diventato più difficile da reperire, spingendo le compagnie aeree a pianificare riduzioni dei voli e alcuni aeroporti a razionarlo. Willie Walsh, direttore generale dell’International Air Transport Association, ha affermato che anche con la riapertura temporanea di Hormuz serviranno mesi per ripristinare le scorte di carburante.

In conclusione, sebbene il prezzo del petrolio e del gas sia sceso rapidamente dopo l’annuncio del cessate il fuoco, non è ancora tornato ai livelli precedenti al conflitto. Attualmente, il prezzo delle principali quotazioni, il Brent e il WTI, si avvicina ai 100 dollari al barile.

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