Tra le 18 persone coinvolte, 8 sono finite in carcere. A capo dell’organizzazione Alessio Capogna, cugino dei pentiti Simone e Fabrizio Capogna
Alessio Capogna, parente di storici personaggi del narcotraffico capitolino, i pentiti Simone e Fabrizio Capogna, gestiva un grande giro di spaccio nel cuore di Roma, nell’area della movida di piazza Navona e di piazza del Fico. Un business da 5mila euro al giorno con molti clienti che dal suo gruppo compravano cocaina e crack. La base era a San Basilio ma i tentacoli, appunto, arrivavano fino al centro storico.
Un gruppo strutturato capace di prendere ordini dai clienti attraverso un centralino aperto h24. E non solo, il gruppo – nei vari gruppi che aveva nelle chat di messaggistica – offriva anche lavoro con tanto di “stipendio” fino a 300 euro al giorno. A sgominare la sua banda di pusher è stato un altro maxi blitz dei carabinieri e della direzione distrettuale antimafia, dopo quello che di recente ha colpito il gruppo di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato.
18 le misure cautelari emesse
I militari della compagnia di Roma Centro hanno dato esecuzione alle prime ore di oggi all’ordinanza emessa dal gip che ha disposto misure cautelari nei confronti di 18 persone, di cui 8 in carcere, gravemente indiziate di essere i promotori e membri di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Le altre 10 sono state sottoposte alla misura degli arresti domiciliari e dell’obbligo di presentazione in caserma poiché gravemente indiziate di plurime condotte di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti.
Le indagini
Le indagini dei carabinieri sono partite dal monitoraggio dei canali di approvvigionamento di un pusher che nello specifico spacciava proprio tra piazza Navona e piazza del Fico. A quel punto è scattato l’effetto domino con la scoperta della base a San Basilio e la ricostruzione investigativa della struttura piramidale dell’organizzazione, con a capo Alessio Capogna.
Gli ordini e le consegne
Non solo. Carabinieri e procura hanno ricostruito anche la suddivisione interna dei ruoli e soprattutto lo schema operativo prescelto con l’utilizzo del ‘modello itinerante’ di piazza di spaccio, a discapito del classico sistema statico. Il modo che ora i capi piazza gestiscono i loro affari. In sostanza le cessioni avvengono principalmente attraverso ‘delivery’, a domicilio ovvero in punti d’incontro fissi, previa ordinazione tramite un centralino disponibile 24 ore su 24. Le trattative avvenivano, infatti, principalmente sulle più note applicazioni di messaggistica con la possibilità di ordinare i quantitativi desiderati secondo formule spesso tutt’altro che criptiche ‘cotta’ per indicare il crack invece ‘cruda’ per indicare la cocaina. Mentre la parola “grande” indicava la dose da 0,5 grammi e “piccolo” quella da 0,2 grammi. Un gruppo che proponeva promozioni o sconti lampo pubblicizzate all’occorrenza sui vari canali di comunicazione.
I ruoli nella banda
I ruoli erano ben delineati e il controllo della filiera dello spaccio era particolarmente rigido, dalla gestione della contabilità all’individuazione di luoghi per custodire la droga, preferibilmente lontani dal quartiere. Chi lavorava al centralino, alla “ricarica” dei galoppini che in auto o in scooter effettuavano le consegne, lo faceva in turni.
Le offerte di “lavoro”
Non solo. In caso di arresto di uno dei sodali, cui veniva comunque assicurata assistenza legale, l’associazione era solita aprire dei ‘casting’ online con l’invio di annunci di lavoro veri e propri comprensivi di turni di servizio cui seguivano numerose adesioni tenuto conto della remunerazione prospettata. Un singolo pusher, infatti, arrivava a guadagnare 150/300 euro al giorno e poteva sperare nei margini di crescita all’interno dell’organizzazione.
Regole dure
Il sodalizio si reggeva inoltre su regole ferree che prevedevano la punizione di galoppini, centralinisti e sodali con tagli di salario, per quelli anche solo sospettati di infedeltà, oppure con la definitiva estromissione di quelli ritenuti non abbastanza produttivi. In sostanza, chi sgarrava doveva vedersela con Alessio Capogna. La piazza, che raggiungeva un volume di affari di 5000 euro al giorno, è stata aggredita nel corso delle indagini con numerosi arresti in flagranza e il sequestro di circa mezzo chilo di crack e cocaina e di denaro contante ritenuto provento dell’attività illecita.