Un’odissea a Teheran: il ritorno di una madre iraniana in Italia
È tardo pomeriggio e Mashid si concede un meritato riposo, il suo sogno è profondo dopo un’emozionante avventura che l’ha resa insonne per tre giorni. La donna ha abbandonato Teheran martedì scorso, fuggendo con il suo bambino di un anno dalle bombe israeliane, e finalmente, ieri è riuscita a riabbracciare la sua casa alle porte di Milano, riporta Attuale.
Il suocero di Mashid, un’insegnante di inglese di 40 anni, racconta come la donna fosse inizialmente in Iran con suo marito e il piccolo, per far conoscere il nipote ai nonni. Mentre il marito è tornato in Italia per lavoro, Mashid è rimasta bloccata a causa dell’intensificarsi del conflitto. La situazione si è fatta critica.
È stato proprio il suocero a lanciare l’allerta, contattando l’ambasciata e vari uffici governativi per chiedere aiuto. Dopo alcuni tentativi iniziali, il martedì è partito il primo convoglio di connazionali dall’Unità di crisi, con ritrovo alle 6:30 davanti all’ambasciata per un viaggio via terra fino al confine con l’Azerbaijan.
Nel frattempo, un’altra madre iraniana si trova nella stessa disperata situazione di Mashid. Tornata a Teheran per presentare il nipotino ai genitori, si è vista costretta a fuggire da casa dei suoi, bombardata nei giorni scorsi. Spiega di non avere un passaporto italiano, necessario per entrare in Azerbaijan, rendendo tutto ancor più complicato. Le sue parole via Telegram al compagno parlano di scarsità di beni essenziali: latte e pannolini sono ormai introvabili e Internet non funziona.
La Farnesina ha comunicato che le questioni burocratiche legate ai documenti sono state finalmente risolte. Mashid, la quale era stata inizialmente respinta al confine per mancanza di visto, ha riottenuto il permesso e, dopo notti di attesa, ha potuto finalmente partire. Tuttavia, la sua esperienza non è stata priva di intoppi: dopo aver atteso 10 ore per il passaggio, ha affrontato un ulteriore blocco, superato solo contattando l’ambasciata.
La donna è arrivata a Baku e, nonostante un volo ritardato, è riuscita a tornare in Italia. Ma non tutti sono così fortunati; molti altri rimangono bloccati in condizioni pericolose e incerte, in attesa di una via di fuga mentre il conflitto infuria attorno a loro.