Arabia Saudita progetta un oleodotto verso Haifa per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz
La guerra in Iran ha spinto l’Arabia Saudita a riconsiderare la sua strategia energetica, avviando piani per aggirare lo Stretto di Hormuz, punto cruciale per il transito del petrolio. Un progetto chiave prevede la costruzione di un oleodotto che collegherà il Paese al porto di Haifa, in Israele, mettendo così in discussione le minacce provenienti dall’Iran, riporta Attuale.
Questo oleodotto rappresenta un paradosso geopolitico, poiché l’intensificazione delle ostilità iraniane nei confronti dei vicini arabi potrebbe spingere questi ultimi a rafforzare i legami con Israele, nemico di lunga data dell’Iran. Se il progetto andrà in porto, potrebbe avere un impatto più significativo rispetto agli Accordi di Abramo del 2020, che hanno visto alcuni Stati arabi riconoscere Israele sotto la guida di Donald Trump, con l’Arabia Saudita che ha sostenuto tali iniziative in modo discreto.
Secondo il Financial Times, gli Stati del Golfo stanno progettando una rete di oleodotti, strade e ferrovie per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Un aspetto rilevante della proposta è il corridoio Imec, che collegherebbe l’India al Mediterraneo tramite un sistema integrato di infrastrutture. Fino ad ora, l’Arabia Saudita è stata l’unica nazione del Golfo a garantire un flusso costante di export petrolifero durante il conflitto in corso, grazie all’oleodotto East-West, che bypassa lo Stretto, generando nuove opportunità commerciali.
In questa situazione complessa, gli shock energetici del passato offrono importanti insegnamenti. Gli eventi del 1973, quando l’Opec instaurò un embargo petrolifero contro l’Occidente, causarono la ricerca di nuove rotte e fonti di approvvigionamento. Analogamente oggi, la crisi attuale dovuta alle tensioni con l’Iran mostra la vulnerabilità delle rotte tradizionali di approvvigionamento e l’urgenza di diversificare le fonti energetiche, come già fatto in passato. Tuttavia, i dati recenti indicano che, sebbene i prezzi del petrolio siano aumentati, non si avvicinano alle vette raggiunte durante le crisi storiche.
Attualmente, il prezzo del barile di greggio West Texas Intermediate si attesta attorno ai 112 dollari, lontano dai 150 dollari durante la crisi del 2008, ma il contesto attuale evidenzia come l’energia rimanga una questione cruciale per la sicurezza e l’economia globali.