La ministra del Turismo, Daniela Santanché, ha deciso di resistere alle pressioni pubbliche della premier Giorgia Meloni e non intende presentare le dimissioni dal suo incarico. Secondo quanto riportato, mercoledì 25 marzo, Santanché si presenterà regolarmente nel suo ufficio al ministero, che ha acquisito portafoglio nel 2021 grazie a Mario Draghi. La ministra, conosciuta come “pitonessa”, è determinata a non accogliere l’invito della premier, espresso in un severo comunicato stampa da Palazzo Chigi, anche se la sua resistenza potrebbe essere di breve durata, riporta Attuale.
Il pressing di La Russa, altrimenti la mozione di sfiducia a cui FdI non dirà di no
Se non interviene l’amico Ignazio La Russa, presidente del Senato, per fare cambiare idea a Santanché, la ministra è destinata a fronteggiare una mozione di sfiducia individuale già calendarizzata a Palazzo Madama, in tempi record, per chiudere la questione prima di Pasqua. Il Partito Democratico ha già annunciato la mozione, la quale ha buone possibilità di successo, potenzialmente con astensioni o persino un voto favorevole da parte di alcuni gruppi di maggioranza.
Il precedente del ministro della Giustizia Filippo Mancuso, sfiduciato dai suoi nel 1995
Se Santanché non dovesse dimettersi volontariamente, il caso potrebbe replicare il precedente storico della Repubblica italiana. Il 19 ottobre 1995, la maggioranza che sosteneva il governo di Lamberto Dini votò la sfiducia a Filippo Mancuso, allora ministro della Giustizia, che rifiutò di seguire il consiglio del premier di dimettersi dopo un acceso scontro sia con il pool Mani pulite della procura di Milano, sia con l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
Il precedente del 2025: «Se la Meloni mi chiede le dimissioni, sarò conseguente»
Il caso delle dimissioni di Santanché aveva già iniziato a circolare nel gennaio 2025, a seguito delle prime notizie riguardanti procedimenti giudiziari legati alla sua attività imprenditoriale. Dopo aver risposto in modo deciso e polemico alle domande dei giornalisti sul presunto pressing della premier, affermando: «Meloni dice che ci può essere impatto sul mio lavoro? Magari l’impatto sul mio lavoro lo valuto io! Non mi dimetto, vado avanti», la ministra ha successivamente cambiato posizione in un comunicato. «Se è la Meloni a chiedermi di lasciare», ha precisato, «sarò conseguente: io sono una donna di partito», affermazione che assume un peso significativo nel contesto attuale.