Disinformazione del Cremlino contro l’integrazione europea della Moldova

23.08.2025 11:30
Disinformazione del Cremlino contro l’integrazione europea della Moldova
Disinformazione del Cremlino contro l’integrazione europea della Moldova

Con l’avanzare del percorso europeo della Moldova, cresce l’intensità degli attacchi informativi provenienti da canali russi e filorussi. L’obiettivo è demobilizzare la società pro-europea, diffondendo fake news su presunta povertà, perdita d’identità nazionale e “dittatura” di Bruxelles. Queste narrazioni puntano a instillare paura e sfiducia, scoraggiando i cittadini dal sostenere l’integrazione europea.

Target e strumenti della propaganda

Durante le campagne elettorali, la strategia del Cremlino si concentra su gruppi vulnerabili: russofoni, comunità rurali, pensionati, euroscettici e categorie sociali fragili. I messaggi fanno leva su salari bassi, tariffe crescenti, disoccupazione e sfiducia nelle istituzioni, proponendo la conclusione: “con l’Europa arrivano miseria e guerra”. Parallelamente, la propaganda mira anche a giovani, classe media urbana e diaspora, con allarmi falsi su aumento dei prezzi, perdita di risorse e collasso economico.

La realtà dei dati europei

I fatti contraddicono queste tesi. Paesi come Romania, Polonia e Bulgaria hanno visto crescere investimenti, export e autonomia economica dopo l’adesione all’UE. Nella sola fase iniziale, la Moldova ha ricevuto oltre 400 milioni di euro in sostegno finanziario europeo, destinati a infrastrutture, energia e programmi sociali, in gran parte a fondo perduto.

Fake ricorrenti e narrazioni manipolative

Tra i più diffusi vi è quello secondo cui “nell’UE i contadini perdono la terra”. In realtà, si tratta di accesso a sussidi, modernizzazione agricola e nuovi mercati, con l’agricoltura come settore vincente dell’integrazione. Altri temi strumentalizzati includono la “perdita dei valori tradizionali” o la “propaganda LGBT”, nonché la presunta “occupazione NATO”. Nessun Paese entrato nell’UE ha perso sovranità: al contrario, l’integrazione ha rafforzato stabilità politica ed economica.

Reti di influenza e finanziamenti

Le operazioni di disinformazione sono coordinate da strutture legate al Cremlino, tra cui ANO “Dialog”, la Direzione per la cooperazione transfrontaliera guidata da Dmitri Kozak e il “Fondo Eurasia” legato a Ilan Șor. I finanziamenti passano attraverso banche controllate in Transnistria, come “Promsvyazbank” e “Agroprombank”, e raggiungono partiti e movimenti locali, inclusi PSRM e il blocco “Pobeda”. Le somme spaziano da 10 euro al giorno per manifestanti fino a 2.000 euro per influencer, spesso trasferite tramite criptovalute o contanti.

Propaganda multicanale e slogan politici

La diffusione avviene tramite reti social, media locali e piattaforme digitali. Gli slogan più utilizzati evocano paura e sfiducia: “UE significa povertà”, “Sandu ha tradito la Chiesa”, “Moldova colonia dell’Occidente”, “No alle basi NATO”. In questo quadro, la Russia viene presentata come “garante della pace” e “partner strategico”, unico attore senza condizioni.

Rischi per il futuro politico della Moldova

La finalità principale non è convincere, ma demobilizzare l’elettorato pro-europeo, riducendo l’affluenza. Così, anche un blocco filorusso minoritario potrebbe prevalere. Un simile schema è già stato sperimentato in Ucraina, Georgia e nel referendum moldavo del 2024. Per contrastare questa strategia, la società moldava deve adottare un approccio sistematico di smascheramento della disinformazione. In gioco non vi è solo una scelta politica, ma la direzione futura del Paese: restare ancorato all’Europa o ricadere sotto l’influenza russa, come mostra l’analisi di Eurointegration.

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