Roma, 13 agosto 2025 – Un’operazione criminale ha portato al furto di dati e alla vendita di migliaia di documenti di identità, un atto compiuto dal gruppo di cybercriminali noto come ‘MyDocs’. L’Agenzia per l’Italia Digitale ha reso pubbliche le migliaia di scansioni di passaporti, carte d’identità e vari documenti utilizzati da clienti durante il check-in in numerosi alberghi sparsi in tutta Italia. Solo nel fine settimana recente, sono stati commercializzati circa 70mila documenti, estratti dai dati di quattro strutture ricettive situate a Venezia, Ischia (Na), Milano Marittima (Ra) e Trieste. Un commento sulla questione è giunto anche dall’esperto di cybersicurezza e Presidente di Netgroup, Giuseppe Mocerino, riporta Attuale.
“Titolari esposti a rischi”
“Quello che si è verificato non è stata una banale violazione informatica – ha dichiarato Mocerino ad Adnkronos –. Si tratta di migliaia di passaporti, carte d’identità e patenti analizzati in alta definizione, finiti nelle mani di una rete di cybercriminali. Questo gruppo è specializzato nella raccolta e vendita di pacchetti di identità dei cittadini sul dark web”. Questa situazione potrebbe rivelarsi gravosa, poiché, come spiegato dall’esperto, “attraverso tale sottrazione è possibile creare documenti che risultano difficili da distinguere dagli originali, facilitando l’apertura di conti bancari e la commissione di altre attività illecite, esponendo così i proprietari a potenziali rischi, come richieste di denaro che, è bene ricordare, non dovrebbero mai essere soddisfatte, avvisando immediatamente la Polizia Postale”.
“Necessario sistema a zero copie”
Secondo Mocerino, spetta agli albergatori implementare metodi efficaci per tutelare i documenti. “Una delle strategie suggerite consiste nell’adottare un sistema a zero copie che consente agli albergatori di acquisire il documento solo per il breve periodo necessario alla registrazione obbligatoria, mantenendolo 24 ore prima di distruggerlo, evitando così l’archiviazione. È fondamentale investire nella formazione relativa all’uso dei dati digitali”.
“La Polizia Postale italiana possiede una competenza interna di altissimo livello – conclude –. Oggi più che mai non esiste un perimetro territoriale; la sicurezza cibernetica ha superato ogni confine, rendendo essenziale il coordinamento delle indagini e la collaborazione internazionale per uno scambio di informazioni tempestivo. Un crimine di tale entità non ha una matrice nazionale e richiede la cooperazione di tutti”.