Francia: L’eredità degli attentati del 2015 e l’implementazione continua dello stato di emergenza
Il 14 novembre 2025 segna dieci anni dagli attacchi terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi, che causarono oltre 130 vittime e furono rivendicati dallo Stato Islamico (ISIS). L’allora presidente francese François Hollande rispose imponendo lo stato di emergenza a livello nazionale, una misura senza precedenti dal dopoguerra che ha avuto un impatto duraturo sulla sicurezza e i diritti civili nel paese, riporta Attuale.
Da quel momento, la Francia non ha mai revocato completamente lo stato di emergenza; anzi, molte delle sue procedure sono diventate prassi quotidiana per le forze dell’ordine nella lotta contro il terrorismo. Critiche e preoccupazioni legali hanno fatto da sfondo a queste misure, sollevando dubbi sulla loro legittimità e sull’equilibrio tra sicurezza e libertà civili.
Inizialmente, lo stato di emergenza fu prorogato per due anni e sostituito, nel 2017, dalla legge SILT, che ha creato un contesto di “emergenza permanente” permettendo al governo di limitare diritti e libertà individuali a fronte di sospetti. Questa legge è stata oggetto di severa critica da parte di organizzazioni per i diritti umani per la sua vago utilizzo.
Le misure principali della legge SILT includono la creazione di zone di accesso limitato, la chiusura temporanea di luoghi di culto e perquisizioni di abitazioni considerate potenzialmente pericolose. I sostenitori delle misure giustificano queste azioni come necessarie per prevenire il terrorismo, affermando che è preferibile intervenire in fase preventiva. Tuttavia, gli oppositori sostengono che queste azioni risultano spesso discriminatorie e portano a limitazioni delle libertà di individui non accusati formalmente di nulla.
Un esempio emblematico di queste misure sono le MICAS (Misure Individuali di Controllo Amministrativo e di Sorveglianza), introdotte come strumento di prevenzione dal 2015. Queste possono essere applicate a persone considerate pericolose per motivi legati al terrorismo, anche senza accuse formali. Le MICAS possono limitare la libertà di movimento di un individuo, obbligandolo a rimanere nel proprio comune di residenza e a presentarsi quotidianamente alle autorità.
Negli ultimi anni, l’applicazione delle MICAS è diventata più ampia, colpendo non solo ex detenuti ma anche individui senza precedenti penali, aumentando il rischio di misure arbitrarie. Critiche recenti evidenziano casi in cui le restrizioni si sono rivelate eccessive, come nel caso di un uomo che ha perso il lavoro all’aeroporto di Orly a causa di una MICAS. Inoltre, è stato riportato che alcune misure colpirono giovani, impedendo loro di frequentare la scuola.
In vista delle Olimpiadi di Parigi del 2024, il ministero dell’Interno ha emesso 559 MICAS per mantenere lontane persone ritenute pericolose dagli eventi pubblici. Tuttavia, vari casi sono stati annullati dai tribunali, giudicati eccessivi. Le misure di sorveglianza continuano a suscitare un acceso dibattito in Francia, riflettendo le tensioni tra sicurezza nazionale e diritti civili.
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