Elettori ungheresi in attesa di una storica tornata elettorale, Viktor Orbán a rischio di non essere rieletto
Domenica 12 aprile si svolgeranno in Ungheria le elezioni parlamentari più significative della sua storia recente. Per la prima volta in 16 anni, il primo ministro Viktor Orbán, noto per il suo approccio filorusso e autoritario nell’Unione Europea, è a rischio di perdere il proprio incarico. I seggi apriranno alle 6 del mattino e chiuderanno alle 19, con i primi risultati preliminari attesi dopo le 20, riporta Attuale.
Orbán è stato primo ministro sin dal 2010 ed ha sempre vinto agevolmente grazie al controllo esercitato dal suo partito, il Fidesz, sulle istituzioni e sui media ungheresi. Le divisioni interne all’opposizione hanno ulteriormente facilitato la sua permanenza al potere.
Tuttavia, la situazione attuale è cambiata, in particolare con l’emergere di Péter Magyar, che ha rapidamente conquistato consensi come leader carismatico dell’opposizione al timone del partito Tisza. Recenti sondaggi indicano che Tisza è in vantaggio su Fidesz da mesi.
Magyar non si discosta molto dalle idee di Orbán; è anch’esso un politico conservatore, proveniente da Fidesz. Nella sua campagna, ha posto l’accento su due principali questioni: la corruzione di Orbán e di altri esponenti di Fidesz, e l’estensione del controllo di Orbán sulle istituzioni pubbliche ungheresi.
Magyar si presenta come l’unico in grado di sconfiggere Orbán, guadagnandosi la fiducia di molti. Da mesi, il suo tour di comizi in tutta l’Ungheria ha suscitato un clima di fervore popolare; un concerto a Budapest il 10 aprile ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone contro il governo, uno dei più grandi eventi simili nella storia ungherese.
Alcuni partiti dell’opposizione hanno anche deciso di ritirarsi dalle elezioni, esortando i loro elettori a sostenere Magyar per aumentare le sue possibilità di vittoria.
Se Orbán dovesse perdere, si tratterebbe di un cambiamento significativo per l’Ungheria e non solo. Negli ultimi 16 anni, Orbán e Fidesz hanno accentrato il potere controllando media, sistema giudiziario e organi statali fondamentali. Magyar insiste sulla necessità di rovesciare il governo per riformare le regole che hanno permesso a Fidesz di consolidare il suo potere.
Questo cambiamento avrebbe anche ripercussioni all’estero, soprattutto in Europa. Orbán è uno dei leader più sovranisti e filorussi d’Europa, spesso opponendosi all’approvazione di aiuti e finanziamenti per l’Ucraina, ostacolando molte decisioni dell’Unione. Sia Mosca che Washington sperano in un governo amico all’interno dell’UE.
Magyar è generalmente ritenuto più filoeuropeo e meno vicino alla Russia rispetto a Orbán, ma ha evitato di esporsi troppo su questioni di politica estera, lasciando incerta la diversità delle sue opinioni su tali temi.
Nonostante il favore dei sondaggi, la vittoria di Magyar non sarà semplice. L’Ungheria viene definita da anni come un’abitazione di “autocrazia elettorale”, dove le elezioni esistono ma non sono davvero eque. Fidesz beneficia del controllo delle istituzioni e Orbán ha modificato la legge elettorale, ridisegnando le circoscrizioni e attuando un sistema di assegnazione dei seggi che avvantaggia il suo partito.
Anche se Magyar dovesse vincere, si troverebbe a fronteggiare la complessità di governare e di attuare le riforme promesse. Molte leggi fondamentali richiedono il sostegno di due terzi del parlamento per essere modificate, e raggiungere questa maggioranza per Tisza potrebbe rivelarsi difficile. Inoltre, Orbán ha nominato diversi alleati in ruoli chiave, che probabilmente rimarranno anche in caso di sconfitta del Fidesz, rendendo complicata la gestione per Magyar.