Elettori in Benin disillusi: l’opposizione esclusa dal parlamento dopo le elezioni dell’11 gennaio
Alle elezioni parlamentari dell’11 gennaio in Benin, nessuno dei tre partiti dell’opposizione ha raggiunto la soglia di sbarramento del 20%, risultando incapaci di ottenere un seggio. I risultati preliminari indicano che l’affluenza è stata del 36%, con la responsabilità di questi esiti attribuita al controllo governativo sulle istituzioni elettorali e alle misure adottate per marginalizzare l’opposizione, in particolare l’alta soglia di sbarramento, riporta Attuale.
I due partiti favorevoli al presidente Patrice Talon, l’Unione Progressista per il Rinnovamento e il Blocco Repubblicano, si sono aggiudicati il controllo totale dei 109 seggi del parlamento unicamerale, ottenendo rispettivamente il 41% e il 37% dei voti. Al contrario, i Democratici, la principale forza di opposizione, hanno visto il loro supporto ridursi drasticamente, passando dal possesso di 20 seggi a zero, con un portavoce che ha denunciato la legge elettorale come distorsiva e penalizzante per i partiti non governativi.
Le elezioni sono state svolte a soli poche settimane di distanza da un tentativo di colpo di stato militare contro il presidente, sventato anche grazie all’intervento dell’ECOWAS, l’organizzazione regionale dell’Africa occidentale. Le prossime elezioni presidenziali si terranno ad aprile. Talon, in carica dal 2016, è accusato di repressione del dissenso e di riduzione delle libertà civili. Non potendo ricandidarsi per il terzo mandato, il candidato del governo è il suo ministro delle Finanze, Romuald Wadagni, già dato come favorito, specie dopo l’esclusione del candidato dell’opposizione da parte della corte costituzionale per irregolarità formali.