Elvo Zornitta, l’ex Unabomber, chiede di essere dimenticato e di vivere in pace

20.10.2025 15:55
Elvo Zornitta, l'ex Unabomber, chiede di essere dimenticato e di vivere in pace

Trieste, 20 ottobre 2025 – La nuova inchiesta non si concluderà oggi, ma Elvo Zornitta, creduto per anni Unabomber, sconosciuto autore di decine di attentati tra Veneto e Friuli, si appresta a uscire dalla scena. La superperizia da 10mila pagine che ha richiesto due anni di lavoro, non evidenzia tracce del Dna degli attuali 11 indagati, tra cui, appunto, Zornitta, riporta Attuale.

Zornitta già scagionato dai test 18 mesi fa

“Anche in questa seconda inchiesta la parola umanità resta sconosciuta. Ci hanno fatto soffrire 18 mesi in più del lecito”, lamenta Zornitta. Emerge infatti oggi con chiarezza che i risultati della comparazione genetica erano già noti da tempo. Nel corso dell’incidente probatorio odierno si è appreso che l’indagine è stata allargata a 63 persone. Secondo le difese, si sarebbe dovuta comunicare l’estraneità delle 11 persone originariamente indagate appena emersa, evitando sofferenze e spese legali.

“Vogliamo sapere chi ha contaminato i reperti”

La contaminazione

“Nessuno degli indagati può essere oggetto di approfondimenti ulteriori perché è esclusa una qualsiasi loro compatibilità con le indagini – spiega Maurizio Paniz, avvocato difensore di Elvo Zornitta –. È emerso, con assoluta certezza, che vi è stata una contaminazione dei reperti, da parte di due soggetti che fanno parte di un gruppo di una trentina, che sono stati ulteriormente esaminati dai consulenti. Io voglio sapere i nomi di questi due soggetti (…). Fin dalla prima udienza di questa nuova indagine, ho sostenuto che vi era stata una contaminazione. Voglio andare a fondo su questo aspetto perché non possiamo dimenticare quello che è successo in passato – ha concluso il legale di Zornitta -, non possiamo dimenticare che l’ingegner Zornitta si è visti rovinati 20 anni di vita per effetto di un atto volontario di un ispettore di polizia”. Il riferimento è a l’agente Ezio Zernar, che truccò la prova delle forbici allo scopo di incastrare Zornitta.

Verso l’archiviazione

Gli atti ora tornano alla Procura che dovrà decidere come procedere, se rendere noti i nomi dei due soggetti che hanno contaminato i reperti e se chiedere, com’è probabile, l’archiviazione. A giudizio delle difese, si tratta di operazioni che richiederanno comunque alcuni giorni.

“I miei familiari hanno sofferto quanto e forse più di me – lamenta Zornitta – : devo tutto a mia moglie e a mia figlia, uniche ragioni di vita in quel periodo drammatico della mia vita. Capisco che c’era la necessità di portare a termine un’opera scientifica mastodontica e ringrazio i periti del loro lavoro egregio, ma penso che qualcosa nell’ordinamento vada modificato. Diciotto mesi possono sembrare un soffio per chi conduce una normale esistenza, ma per chi è stato nuovamente indagato come possibile Unabomber, dopo che un tribunale aveva definitivamente accertato la manomissione delle prove a mio carico, sono un’eternità, un tempo infinito, un periodo in cui ti trovi nuovamente sospeso sull’abisso, pur sapendo di non aver mai fatto nulla.”

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