Bologna, 26 ottobre 2025 – I cassonetti degli abiti usati sono stracolmi e gli indumenti vengono spesso abbandonati a terra, creando disagi per le cooperative responsabili della raccolta. Le associazioni di beneficenza si trovano in difficoltà, non sapendo dove mettere i vestiti e le borse. Cosa sta accadendo?, riporta Attuale.
Abiti usati, è emergenza fast fashion
Fabia Ferrioli, responsabile progettazione servizi ambientali del Gruppo Hera, sottolinea che “c’è stato un aumento piuttosto evidente” delle quantità di abiti raccolti. Oggi, infatti, si raccolgono circa 10mila tonnellate in Emilia Romagna, da Modena a Bologna e Ferrara, fino alla Romagna con Rimini e Ravenna. Questo incremento è sostanziale rispetto alle 5-6mila tonnellate del 2017 e 2020, con un aumento del 30-40% negli ultimi due-tre anni. La media del conferimento è passata da due chili a persona a quattro. Nonostante l’aumento dei contenitori, la causa principale è attribuibile al fast fashion, caratterizzato da abiti usa e getta. La normativa è cambiata nel 2023, con l’introduzione di un pacchetto europeo che impone l’obbligo di raccolta degli abiti. “Oggi si parla di tessile, che comprende anche il fast fashion. Si tratta di abiti non adatti al riutilizzo, in quanto i materiali si deteriorano rapidamente o sono costituiti da plastica, rendendoli difficili da recuperare”.
Il meccanismo di responsabilità delle aziende
Secondo Ferrioli, “oggi la normativa prevede anche la raccolta di questi materiali”, spingendo verso meccanismi di responsabilità del produttore. Le multinazionali dovrebbero contribuire alla raccolta e al trattamento degli abiti che producono. Attualmente, la situazione richiede l’implementazione di un sistema efficace, in quanto le cooperative e le associazioni faticano a gestire l’enorme quantità di indumenti. La Fraternità è l’organizzazione che si occupa della raccolta per le associazioni bolognesi, e attualmente non riesce a gestire il surplus”.
La Porticina della Provvidenza
La Porticina della Provvidenza di Bologna, attiva dal 1924, affronta problematiche simili. Ilaria Dorigo, responsabile dell’associazione, spiega che “noi conferiamo tutto quello che riceviamo a un’altra cooperativa. In questo periodo i cassonetti sono pieni e ci hanno chiesto di interrompere la raccolta”. Questa associazione si occupa di fornire abbigliamento e beni di prima necessità a chi si trova in difficoltà economica. Tuttavia, non tutto ciò che ricevono è utilizzabile; spesso gli indumenti sono troppo danneggiati o non richiesti. La situazione attuale è tale che la Porticina deve trovarsi un modo per smaltire le quantità crescenti di vestiti”.
Perché succede e gli errori da evitare
Il problema del sovraffollamento delle donazioni è attribuibile anche al fatto che, con l’aumento degli acquisti, il volume di indumenti femminili inviati supera la domanda. “Non abbiamo la possibilità di conservare capi estivi, dobbiamo buttarli quando la stagione cambia”.
L’emergenza dei senza tetto uomini
L’emergenza dei senza fissa dimora risulta evidente, e le richieste di abbigliamento maschile sono in aumento. “Abbiamo bisogno soprattutto di felpe, t-shirt, tute e jeans, poiché assistiamo molti uomini in difficoltà. Le coperte e la biancheria intima sono altresì necessari”.
“La gente compra troppo”
Il problema della povertà è affiancato da un consumo eccessivo. “La gente compra troppo, soprattutto le donne, spesso tramite piattaforme online. Per aiutare, abbiamo bisogno di articoli pratici”.