Bomba rudimentale contro il giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia
POMEZIA (Roma) – Una bomba rudimentale è stata piazzata tra dei vasi e un cancello, contenente quasi un chilo di materiale esplosivo, probabilmente polvere pirica pressata. L’ordigno, non azionato a distanza ma tramite una miccia accesa, ha danneggiato le automobili del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, in zona Pomezia, alle 22:17 dell’altroieri. Sull’accaduto indagano l’Antimafia, Digos e carabinieri. Ranucci ha commentato: “C’è stato un salto di qualità, qualcuno mi sta osservando. La bomba è stata collocata dove già avevano piazzato dei proiettili”, riporta Attuale.
L’episodio ha suscitato preoccupazione non solo per la violenza ma anche per le implicazioni di sicurezza personale. Secondo quanto riportato dal collega Giorgio Mottola in un’intervista, la figlia di Ranucci aveva parcheggiato la propria auto mezz’ora prima dell’esplosione, e Ranucci era tornato a casa solo dieci minuti prima. Mottola ha sottolineato che qualcuno potrebbe aver monitorato Ranucci e atteso il momento propizio per agire: “Dalla zona è stato visto fuggire un soggetto incappucciato”. Nel pomeriggio, i carabinieri hanno trovato un’auto rubata nelle vicinanze dell’abitazione del giornalista. L’esplosione ha fatto incendiari sia l’Opel Adam sia la Ford Ka Plus. Il fascicolo d’indagine per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso è affidato al sostituto procuratore Carlo Villani, mentre il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha espresso la sua speranza che si tratti di un episodio isolato e non di un ritorno a tempi bui per la stampa.
Ranucci, accompagnato dalla scorta dei carabinieri, si è recato a denunciare l’incidente. Ha descritto la situazione pericolosa in cui si trovava la sua famiglia, affermando: “L’esplosione avrebbe potuto ucciderla”. Ha poi indicato che la matrice dell’attacco non è semplice da determinare: “Con tutte le minacce che riceviamo non è semplice risalire alla matrice”. Un video di Report ha mostrato danni ingenti all’auto di Ranucci e alla vettura della figlia, confermando così la gravità dell’attacco.
Il giornalista, sotto scorta dal 2014 a causa di minacce di morte dalla mafia, ha denunciato un clima di isolamento e delegittimazione nei suoi confronti, ricordando un recente pedinamento da parte di individui già identificati dalla sua scorta. Nei giorni precedenti l’evento, Ranucci aveva anticipato i temi della nuova stagione del suo programma, che inizierà il 26 ottobre, trattando argomenti rilevanti come il sistema bancario e la sanità. Dopo l’attentato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha immediatamente dato ordine di rafforzare le misure di protezione per il giornalista.
Le indagini mirano a stabilire se chi ha costruito l’ordigno sia la stessa persona responsabile di altre esplosioni avvenute sulla costa di Ostia, tra Acilia, Dragone e Aprilia. Intanto, i figli di Ranucci, rientrando a casa, hanno espresso la propria determinazione ai giornalisti: “Non abbiamo paura. Non più di prima. Oneri e onori, no? Quali sono gli onori? Avere la stima di tantissima gente. Siamo orgogliosi di papà.”
È veramente inquietante che nel 2023 succedano ancora queste cose in Italia, ma non sorprende visto il clima di tensione che c’è. Ranucci ha fatto un lavoro incredibile, ma chi lo minaccia deve capire che la verità non si può fermare. Speriamo che facciano giustizia e che lui e la sua famiglia siano protetti. Che schifo!