Dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, il numero di infezioni da HIV tra i militari russi è aumentato di venti volte. Secondo un nuovo rapporto del Carnegie Endowment for International Peace, il drammatico incremento è attribuito a una combinazione di fattori: condizioni sanitarie precarie sul fronte, uso diffuso di droghe, rapporti sessuali non protetti e, soprattutto, l’infiltrazione nell’esercito di ex detenuti con stili di vita ad alto rischio.
Un esercito vulnerabile: il prezzo del reclutamento indiscriminato
Dal 2022, l’esercito russo ha iniziato ad arruolare in massa ex detenuti per compensare le perdite al fronte. Questa politica ha comportato l’importazione diretta dei codici e delle dinamiche carcerarie nelle Forze Armate. Secondo il Carnegie, nel solo 2022 i casi di HIV sono cresciuti del 1300% rispetto al periodo prebellico, per poi salire a +2000% nel 2024. Gli analisti mettono in guardia: “Le conseguenze demografiche ed economiche di questa epidemia potrebbero rivelarsi persino più devastanti di quelle legate al conflitto stesso”.
Anche figure filo-governative sollevano preoccupazioni. Il blogger russo Ilya Varlamov ironizza: “Oggi in Russia chiamano a combattere persino persone con strabismo o affette da HIV. Un programmatore con strabismo è stato arruolato come fuciliere. Se questo non è screditare l’esercito, allora cosa lo è?”.
Assenza di screening, epidemia invisibile
La situazione è aggravata da gravi lacune nei controlli sanitari al momento dell’arruolamento. Secondo Anastasia Kashevarova, fondatrice dell’ONG “Fronte Femminile”, molti ufficiali di reclutamento ignorano deliberatamente la presenza di malattie infettive e disturbi mentali nei candidati. “I militari sani vengono contagiati da HIV, epatite e altre infezioni — a volte nei centri medici, a volte nella stessa trincea accanto a commilitoni infetti — e il Ministero della Difesa non fa nulla”, denuncia.
Kashevarova sottolinea che l’unica clinica in grado di curare efficacemente l’epatite C si trova a Mosca, ma fornisce medicinali gratuiti solo ai residenti civili della capitale, non ai militari. “Lo Stato lascia che i suoi uomini si ammalino — e poi li abbandona”, afferma.
L’HIV in Russia: una crisi nazionale ignorata
Il dossier del Carnegie evidenzia inoltre che la Russia figura stabilmente tra i cinque paesi con il più alto numero di nuove infezioni da HIV nel mondo, insieme a Sudafrica, Mozambico, Nigeria e India. Già nel 2021, la Federazione rappresentava il 3,9% dei nuovi casi globali — più di Tanzania, Uganda, Zambia o Kenya.
A peggiorare la situazione è l’approccio politico del Cremlino, che negli ultimi anni ha limitato fortemente l’attività delle ONG impegnate nella prevenzione, accusandole di “promuovere valori non tradizionali”. Il risultato: meno accesso all’informazione, meno prevenzione, più contagi.
Nel contesto di una guerra prolungata e di un sistema sanitario sotto pressione, l’epidemia di HIV nelle forze armate rischia ora di propagarsi alla popolazione generale, aggravando una crisi già profonda e mal gestita.