La crisi della visibilità politica su Facebook: studio rivela l’espansione degli estremismi
La visibilità della politica istituzionale su Facebook è crollata, a favore del crescimento degli estremismi antieuropeisti, filorussi e complottisti. È quanto emerge dalla ricerca pubblicata il 7 gennaio 2025 dall’Università di Urbino, a cura del professor Fabio Giglietto, che analizza l’impatto delle scelte algoritmiche di Meta sulla distribuzione dei contenuti politici. Lo studio evidenzia significativi deficit di trasparenza: «La soppressione algoritmica – si legge nella ricerca – appare meno efficace proprio contro gli attori che intendeva colpire», ovvero gli estremisti, riporta Attuale.
Analizzati oltre 2,5 milioni di post su Facebook
I ricercatori hanno esaminato oltre 2,5 milioni di post su Facebook pubblicati tra il 2021 e il 2025, periodo caratterizzato da importanti appuntamenti elettorali in Europa. Il 2024 ha visto un record di 76 Paesi al voto. I post analizzati provengono da profili di parlamentari italiani, politici non eletti e account legati all’ecosistema estremista.
Per i politici -43% di visibilità sui social
Lo studio rivela che la policy di Meta di ridurre i contenuti politici è stata attuata «in modo continuativo durante un ciclo elettorale quasi ininterrotto», dalle politiche del 2022 alle europee del 2024. Le conseguenze risultano asimmetriche: fino al 2023, i conti estremisti hanno subito solo un calo del 3,6%, mentre i politici istituzionali hanno perso in media circa il 43% della visibilità. Rispetto al 2021, i parlamentari hanno perso 73,4% della visibilità, mentre gli estremisti hanno guadagnato 13,6%.
Pagine estremiste, il primo ecosistema informativo
Nel 2024, la distorsione della visibilità diventa strutturale: nonostante rappresentino solo 146 account su 904, le pagine degli estremisti sono diventate il primo ecosistema informativo su Facebook, superando per visibilità i parlamentari (49,3 milioni contro 43,6 milioni di visualizzazioni settimanali). Questa tendenza si è confermata anche nel 2025.
L’enomalia sui contenuti durante le elezioni europee
Un’altra anomalia è emersa in concomitanza con le elezioni europee. Il 29 aprile 2024, Bruxelles ha avviato una procedura formale contro Meta per verificare il rispetto del Digital Services Act riguardo ai contenuti politici. Le elezioni si sono svolte l’8 e 9 giugno 2024. Dopo il voto, Meta dovrà presentare report di trasparenza post-elettorali sui contenuti politici. Tuttavia, secondo lo studio, la policy di riduzione della visibilità e la crescita delle pagine estremiste non è stata dichiarata né analizzata nei report obbligatori. I ricercatori affermano che Meta «non ha informato la Commissione europea né dell’esistenza della policy né dei suoi effetti», che avrebbero avuto ripercussioni significative sulla disinformazione.
Casu (Pd): «Una deriva inquietante»
«Se l’Oxford Dictionary ha scelto la parola Rage bait (“esca per la rabbia”) come parola dell’anno del 2025, è perché sempre più contenuti sono creati deliberatamente per suscitare sentimenti negativi», commenta il deputato del Pd Andrea Casu. Alla Camera, la commissione IX sta esaminando, partendo da due proposte di legge, come porre un argine normativo a un sistema che non reprime ma incentiva odio e fake news. «È una deriva inquietante – continua Casu – che secondo questo studio ha già condizionato le ultime elezioni europee e avrà un ruolo cruciale anche nelle prossime elezioni politiche».