Femminicidio a Milano: Luigi Morcaldi confessa di aver accoltellato l’ex compagna Luciana Ronchi 14 volte

24.10.2025 11:15
Femminicidio a Milano: Luigi Morcaldi confessa di aver accoltellato l'ex compagna Luciana Ronchi 14 volte

Omicidio di Luciana Ronchi: Giuseppe Morcaldi confessa, ma cerca giustificazioni

Milano – Giuseppe Morcaldi ammette il crimine, dichiarando “sì sì, sono stato io”, ma poi si sforza di minimizzare la gravità delle sue azioni, affermando: “Io pensavo due coltellate, non 14”. Morcaldi sostiene che la sua intenzione non era uccidere l’ex compagna, Luciana Ronchi, ma solo “farle del male sì, ucciderla no”, nonostante il video dell’aggressione documenti un attacco brutale al volto e al collo, suggerendo un intento letale. Durante l’interrogatorio, ha frequentemente deriso il nuovo compagno di Luciana, riferendosi a lui in modo dispregiativo con il termine “Puffo”, riporta Attuale.

Alla base dell’omicidio vi è un odio profondo, che Morcaldi non riesce a celare. L’interrogatorio del sessantaquattrenne si trasforma in un tentativo di giustificazione irricevibile per le sue azioni, mancando completamente il pentimento. Morcaldi menziona il 22 ottobre 2022, tre anni prima dell’omicidio, come punto di riferimento per un’escalation emotiva che culminerà nella tragica mattina dell’omicidio.

“È successo che questa qua – con queste parole, Morcaldi si riferisce a Luciana, descrivendo la donna con cui ha condiviso trent’anni di vita – io ho subìto tanta crudeltà”. Nel corso dell’interrogatorio, egli racconta della propria condizione di vita da senzatetto, esprimendo un risentimento crescente verso Luciana e il suo nuovo compagno.

Oltre a esprimere rancore verso la vittima, Morcaldi cerca di gettare discredito sul suo personaggio, insinuando presunti tradimenti e disaccordi avuti nel corso della loro relazione. “Erano scontri,” afferma, minimizzando gli episodi di violenza che hanno caratterizzato la loro convivenza: “scaramucce, cose normali.” Ogni tentativo di giustificazione risulta piuttosto superfluo e inaccettabile.

Un episodio significativo è stata l’unica chiamata della polizia a causa di un litigio. Morcaldi si è convinto che ci fosse un complotto tra Luciana e gli agenti, suggerendo che queste ultime avessero un accordo con la sua ex per allontanarlo dalla loro vita. Riferisce di minacce di morte ricevute da individui legati alla criminalità organizzata, insinuando in modo infondato una complessa trama di intimidazione contro di lui.

Poco prima dell’omicidio, l’ex di Luciana si vantava di possedere beni sostanziosi, includendo 85mila euro e un bracciale Cartier, in netto contrasto con le sue condizioni di vita precarie. La comunità di Bruzzano ha reagito con indignazione, scendendo in strada per chiedere giustizia e per mettere sotto i riflettori il fenomeno del femminicidio.

Inoltre, Morcaldi ha scritto una lettera al figlio, intitolata “La torta avvelenata”, che non è mai stata recapitata e che esprime la sua frustrazione e il rancore accumulato. La lettera è stata ritrovata nella sua auto e rivela un profondo risentimento nei confronti di Luciana, la donna che ha brutalmente ucciso in un crescendo di violenza.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere