Bologna ricorda Marco Biagi a distanza di ventiquattro anni dal suo omicidio
Bologna, 19 marzo 2026 – Il 19 marzo 2002, l’Italia ha perso un Servitore dello Stato. Marco Biagi è stato ucciso sotto casa, rientrando in bicicletta, dalle Brigate Rosse. Un omicidio politico che ha segnato una ferita profonda nella storia repubblicana recente e che ancora oggi interroga le istituzioni, la società, le coscienze. Ma prima di essere una vittima del terrorismo, Marco è stato un giuslavorista di straordinaria competenza, un docente appassionato, un riformatore paziente. E, per chi lo ha conosciuto davvero, un uomo gentile, ironico, riservato, riporta Attuale.
Marco Biagi era parte della vita di molti; la sua perdita ha lasciato un vuoto incolmabile. La sua figura non deve essere ricordata solo per il suo lavoro, bensì anche per il suo carattere umile e il suo impegno civile. L’omicidio, avvenuto nel contesto di un conflitto ideologico, ha messo in luce il fragile equilibrio tra le libertà democratiche e la violenza, un tema di rilevanza attuale.
Giuslavorista presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, era uno studioso rigoroso, sempre con uno sguardo aperto verso l’Europa. Credeva che il diritto del lavoro dovesse essere uno strumento vivo, capace di accompagnare i cambiamenti economici e sociali. Marco affrontava questioni come la globalizzazione e la precarietà con un metodo scientifico e una profonda convinzione: per lui, riformare i diritti significava renderli effettivi anche per coloro che ne erano esclusi.
La sua disponibilità a collaborare con governi di diversa estrazione politica rifletteva la sua certezza che il sapere accademico dovesse servire il bene comune. Accettava incarichi complessi non per cercare visibilità, ma per rispondere a una responsabilità civile. L’impegno nel dialogo sociale e la mediazione tra interessi diversi rappresentavano il suo territorio naturale.
Tuttavia, tale scelta gli costò l’isolamento e attacchi personali. Lo Stato, purtroppo, non seppe proteggerlo e alla fine fu colpito. Il suo omicidio ha rappresentato il colpo a un uomo, non alle sue idee, che continuano a vivere come un faro di ispirazione per tutti. Marco Biagi era un uomo che amava la normalità: la casa, la bicicletta, le abitudini semplici. Non si sentiva un personaggio pubblico e la violenza che lo colpì appare assurda e sproporzionata.
Ricordare Marco Biagi significa assumere una responsabilità attuale: difendere il valore della competenza, del dialogo e del servizio pubblico. Significa riflettere che le riforme si possono discutere senza mai ricorrere alla violenza. Per tutti noi che lo abbiamo amato, Marco continua a essere una presenza quotidiana, fatta di memoria e domande senza risposta. Ma rappresenta anche un orgoglio collettivo: un uomo libero e onesto fino all’ultimo giorno, che Bologna e l’Italia intera hanno il dovere di ricordare per quello che davvero è stato: un uomo giusto, un Servitore dello Stato.