Parma, 28 marzo 2026 – Accusata dell’omicidio del compagno, è stata arrestata Brenda Alesandrina Fumagalli, cubana di 21 anni. Il giovane, Gaston Ogando Cristopher, 28enne di origini dominicane, è morto il 5 marzo scorso a Parma. E’ deceduto in ospedale, a seguito di una profonda ferita d’arma da taglio subita il giorno prima, riporta Attuale.
Disposti i domiciliari con il braccialetto
L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con braccialetto elettronico, emessa dal gip su richiesta della Procura, smonta la tesi dell’incidente domestico inizialmente fornita dall’indagata. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’episodio sarebbe avvenuto il 4 marzo in un’abitazione di Borgo Riccio. L’indagata, rintracciata stamane in provincia di Milano, resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
La ricostruzione e la versione della donna
L’intervento dei Carabinieri, ricostruisce la Procura, era scattato intorno alle 18 del 4 marzo, quando i militari si sono recati in un’abitazione al 31 di Borgo Riccio “a seguito di una segnalazione del 118 per un presunto accoltellamento”. Sul posto, i sanitari stavano prestando le prime cure a Ogando, trovato in gravissime condizioni, mentre Fumagalli si trovava nei pressi dell’ambulanza. Agli operatori del 118, la donna aveva detto: “Stavo cucinando, stavamo scherzando, mi sono girata”, facendo “come il gesto di impugnare il coltello roteando il busto all’indietro” e affermando, in sostanza, di aver accoltellato il compagno “nella porzione sotto ascellare del torace laterale sinistro” per un incidente domestico. Secondo l’indagata, infatti, mentre lei “si trovava in cucina intenta a lavare le stoviglie con un grosso coltello in mano, il compagno le si sarebbe avvicinato alle spalle per ‘sculacciarla’ per gioco, e nel voltarsi di scatto per intimargli di smettere, lei lo avrebbe inavvertitamente colpito, sostenendo che l’uomo si fosse ‘auto-trafitto’ cercando di abbracciarla”. La donna ha sempre mantenuto “la stessa versione dei fatti, senza mai variare alcun particolare”
Gli accertamenti e l’esame autoptico
La 20enne, interrogata, aveva quindi sostenuto di aver colpito l’uomo inavvertitamente mentre si voltava con un coltello in mano per reagire a un gioco del compagno. Gli accertamenti del Ris e l’esame autoptico, però, hanno rivelato una realtà diversa: la traiettoria del fendente, inferto dall’alto verso il basso mentre la vittima era di fronte, e una ferita da “scivolamento” sul palmo dell’indagata — tipica di chi vibra un colpo con estrema potenza — hanno indotto il gip a ritenere l’azione pienamente volontaria. L’indagata “aveva giustificato il taglio sostenendo di essersi ferita raccogliendo il coltello dopo che la vittima se lo era estratto dal corpo”, ma il gip “ha ritenuto questa ricostruzione illogica affermando invece che la donna “avrebbe impugnato l’arma con una ‘presa a martello’ e, vibrando il colpo con estrema potenza, la mano sarebbe scivolata lungo il manico bagnato, superando il ricasso metallico e tagliandosi”.
Le testimonianze
Inoltre, le indagini tecniche e le testimonianze di conoscenti hanno delineato un contesto relazionale critico, descrivendo la giovane come una personalità irascibile e possessiva. Le sommarie informazioni rese infatti da dai familiari e dai conoscenti della vittima “hanno delineato un quadro relazionale critico”, con l’indagata che “è stata descritta come una persona dotata di un temperamento forte e irascibile, possessiva e incline a scatti d’ira, durante i quali era solita aggredire verbalmente e fisicamente il compagno”. Il Giudice ha ravvisato il rischio di reiterazione del reato, definendo il gesto come il culmine di una reazione violenta e incontrollata.
Un rischio che “si evince dai dati oggettivi dell’indagine”, da cui emerge che “la personalità aggressiva e pericolosa della donna si riflette in una manifesta incapacità di contenere i propri impulsi violenti.” Di conseguenza, il gip “ha ritenuto sussistente il rischio che l’indagata, emotivamente molto provata per l’accaduto, possa lasciarsi andare a nuovi episodi lesivi per l’incolumità altrui o propria”, disponendo quindi “la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico”.