Il 6 febbraio 2026 è emerso che la Russia avrebbe trasferito clandestinamente miliardi di dollari in contanti alla Repubblica islamica dell’Iran, in un’operazione mirata a sostenere la tenuta politica del sistema teocratico al potere a Teheran. Le informazioni indicano un ammontare complessivo stimato in 2,5 miliardi di dollari, movimentati fuori dai circuiti finanziari tradizionali in un periodo di crescente pressione internazionale.
Secondo quanto ricostruito attraverso documenti interni, le prime spedizioni risalirebbero all’estate del 2018, quando Mosca avrebbe avviato trasferimenti fisici di denaro poche settimane dopo l’introduzione di nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran. Il meccanismo logistico prevedeva l’uso combinato di ferrovie e rotte marittime nel Mar Caspio, consentendo ai due Paesi di eludere i controlli sul sistema bancario internazionale.
La portata dell’operazione, descritta come una delle più grandi movimentazioni di contante tra due Stati sotto sanzioni, suggerisce una strategia deliberata per garantire liquidità immediata alle autorità iraniane, in un momento di forte isolamento economico e finanziario.
Il ruolo delle istituzioni finanziarie russe e le accuse occidentali
Al centro delle operazioni figura Promsvyazbank, istituto russo utilizzato per canalizzare fondi verso Teheran e già noto ai governi occidentali come strumento di aggiramento delle sanzioni. Le spedizioni, avviate da Mosca e concluse presso la banca centrale iraniana, avrebbero incluso decine di consegne per un peso complessivo di diverse tonnellate di banconote, probabilmente in tagli di alto valore.
Le rivelazioni pubblicate dal quotidiano britannico The Telegraph hanno rafforzato le accuse secondo cui il flusso di contante non fosse limitato a un sostegno politico generale, ma rappresentasse una forma di pagamento per forniture militari e per il finanziamento di apparati chiave del potere iraniano, inclusi elementi legati alla sicurezza interna.
Analisti occidentali sostengono che tali trasferimenti abbiano contribuito a mantenere operativo l’apparato statale iraniano nei momenti di massima pressione economica, permettendo al regime di compensare le difficoltà di accesso ai mercati internazionali e di continuare programmi strategici sensibili.
Implicazioni strategiche e rischi per la sicurezza internazionale
Il sospetto che meccanismi simili siano tuttora attivi alimenta le preoccupazioni sulle attuali relazioni militari tra Russia e Iran, in particolare nel contesto della guerra contro l’Ucraina. Teheran è indicata come uno dei principali fornitori di droni d’attacco e sistemi missilistici a Mosca, con contratti valutati in diversi miliardi di dollari e un crescente trasferimento di tecnologia militare.
Questo intreccio finanziario e militare rafforza l’idea, sempre più diffusa nei circoli strategici occidentali, dell’emergere di un asse informale tra Stati autoritari che condividono interessi comuni nel contrastare l’influenza occidentale. La cooperazione tra Mosca e Teheran viene letta come parte di una più ampia convergenza geopolitica che include anche altri attori sotto sanzioni.
Il rischio, secondo diversi osservatori, è che il ricorso sistematico a flussi di contante e a canali opachi renda meno efficaci gli strumenti di pressione economica, indebolendo il regime sanzionatorio internazionale e creando precedenti per una cooperazione finanziaria parallela capace di sostenere conflitti prolungati e instabilità regionale.
Incredibile!! Ma è assurdo che nel 2026 si scoprono ancora queste operazioni segrete. Sembra un film di spionaggio! E noi qui in Italia ci preoccupiamo per le bollette… Che sfacciataggine da parte di Mosca e Teheran!! Se continuano così, chi sa dove ci porterà questa situazione.