Francesca Albanese affronta le polemiche all’Onu mentre la Francia ritarda la richiesta di dimissioni

22.02.2026 17:05
Francesca Albanese affronta le polemiche all'Onu mentre la Francia ritarda la richiesta di dimissioni

Polemiche attorno a Francesca Albanese: richieste di dimissioni e implicazioni politiche

NEW YORK – L’operato di Francesca Albanese, Relatrice indipendente speciale del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, ha suscitato pesanti polemiche, in particolare in Francia, dove il governo di Macron ha chiesto le sue dimissioni. Questo accade in un clima di tensione, poiché il ministro degli Esteri, Jean Noel Barrot, è stato accusato dall’opposizione di aver manipolato le dichiarazioni di Albanese fatte a Doha, riporta Attuale.

Barrot ha affermato che Albanese ha presentato una costruzione ambigua delle sue affermazioni, suggerendo che il suo discorso fosse provocatorio in un contesto “sistemico”. Il ministro ha anche fatto riferimento a precedenti violazioni etiche e a un codice di condotta, giustificando così la richiesta di rimozione della relatrice. Albanese ha, a sua volta, chiesto scuse per le affermazioni attribuitele e ha sostenuto che le sue parole sono state travisate.

Inizialmente, si prevedeva che il 23 febbraio fosse formalizzata la richiesta di dimissioni tramite una proposta di risoluzione nel Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra. Tuttavia, domani non succederà nulla: non c’è alcun accenno a una risoluzione proposta dalla Francia nel calendario della nuova sessione. Si prevede che una richiesta possa arrivare nei prossimi giorni, ma in caso di voto, la risoluzione francese rischia di non passare.

L’attuale composizione del Consiglio, formato da 47 ambasciatori, potrebbe infatti portare a un voto favorevole da parte di una maggioranza globale, contraria agli interessi europei. Ci si aspetta che anche la Spagna, come membro dell’UE, possa votare contro. Se così fosse, Albanese rimarrebbe in carica e continuerebbe il suo mandato, presentando un nuovo rapporto il 27 marzo.

Le polemiche attorno a questa vicenda sollevano interrogativi sulla credibilità delle Nazioni Unite. Il Segretariato delle Nazioni Unite sembra irritato nei confronti di Albanese, che viene accusata di utilizzare il suo status per promuovere posizioni personali, pur non essendo un’employee dell’Onu. Questa situazione ha portato a divergenze tra la componente operativa e quella politica delle Nazioni Unite, rendendo complesso il panorama e le reazioni a livello internazionale.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si trova in una situazione delicata: da un lato criticato occulta disaffezioni, dall’altro con il potere di risolvere la questione limitato dai membri del Consiglio per i Diritti umani. Le dichiarazioni di personalità come l’ex ambasciatrice Deborah Lipstadt, che ha descritto Albanese in termini forti, evidenziano ulteriormente la tensione provocata dalle sue affermazioni circa Israele e Gaza.

Albanese ha affrontato critiche anche per lettere inviate a grandi aziende come Microsoft e Amazon, accusate di contribuire al “genocidio” dei palestinesi; accuse ritenute al di fuori del suo mandato. La questione principale resta se il suo comportamento possa essere considerato una violazione del codice di condotta da lei stessa firmato, il quale sottolinea imparzialità e obiettività.

La Francia, sostenuta da alcuni paesi, cerca di richiamare la responsabilità sulla questione di Albanese, sperando di salvaguardare la credibilità dell’Onu e il rispetto del codice di comportamento. Tuttavia, la situazione rimane complessa, e l’equilibrio tra le diverse posizioni all’interno delle Nazioni Unite è a rischio.

1 Comment

  1. Beh, la situazione è davvero complicata. Non capisco come possa un’agenzia come l’ONU trovarsi in una crisi del genere. Albanese sembrava avere buone intenzioni, ma ora tutto ciò sembra essere un gioco politico. E la Francia che chiede dimissioni, non è davvero surreale? In Italia ne sappiamo qualcosa… mah.

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