Garanzie di difesa per Kiev, Mosca rivendica il diritto di veto

21.08.2025 10:45
Garanzie di difesa per Kiev, Mosca rivendica il diritto di veto

La Russia intensifica gli attacchi mentre le diplomazie occidentali tentano di negoziare la pace. L’esercito russo ha aumentato le offensive nel nord di Donetsk e ha lanciato un drone che ha atterrato in un campo di mais a 40 chilometri da Varsavia. In questo contesto, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che Mosca non accetterà alcun meccanismo di garanzia di sicurezza collettiva che non includa la partecipazione di Russia, Cina, Stati Uniti e Francia. Lavrov ha fatto riferimento ai colloqui di Istanbul, sottolineando che la Russia aveva accettato quella formula. Tuttavia, è importante notare che quella trattativa fallì proprio perché Mosca chiedeva che le misure di sicurezza fossero attuate solo con il consenso di tutti i garanti. Le parole di Lavrov hanno ridotto l’ottimismo generato dal recente vertice alla Casa Bianca del 18 agosto, riporta Attuale.

Articolo 5 o contingente

Nel corso dell’incontro di ieri tra i Capi di Stato maggiore della NATO, si è discusso sulle misure di protezione per Kiev, anche se il Segretario generale, Mark Rutte, ha specificato che l’Alleanza Atlantica non parteciperà alla stesura dei piani. Si stanno considerando due opzioni: una proposta italiana di estendere un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO a favore dell’Ucraina e una proposta franco-britannica, che prevede l’invio di un contingente militare sul campo. Tuttavia, i summit militari hanno sollevato anche preoccupazioni politiche e finanziarie. La maggior parte degli alleati ritiene che Putin cercherà di sabotare il negoziato. Il portavoce del governo tedesco, Steffen Meyer, ha dichiarato: «Il presidente degli Stati Uniti e i leader europei stanno facendo passi concreti verso la pace. L’unico che non si è ancora mosso è Putin». I vertici militari hanno anche discusso delle forniture di armi all’Ucraina, con l’ambasciatore americano presso la NATO, Matthew Whitaker, che ha affermato: «Gli europei devono assumersi la maggiore parte dei costi per la difesa ucraina». A partire da ora, gli Stati Uniti non forniranno più armi gratis, ma tutte saranno vendute. Inoltre, il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha comunicato che gli USA potrebbero aumentare del 10% il prezzo degli ordigni, utilizzando il ricavato per finanziare la difesa aerea promossa a Zelensky.

Ripartizione delle spese

Le risorse degli alleati sono in fase di consolidamento in un fondo chiamato “Purl” (Prioritised Ukraine Requirement List), che definisce le priorità per Kiev. Questo meccanismo è stato concordato tra Trump e Rutte durante un incontro alla Casa Bianca il 14 luglio. Si tratta di un fondo pensato per raccogliere contributi da tutti, tranne che dagli americani. Durante la riunione, i rappresentanti di Germania, Svezia, Norvegia e Danimarca hanno espresso preoccupazioni riguardo alla mancanza di rispetto degli impegni da parte di altri alleati. L’Olanda, la Lettonia, l’Estonia, il Belgio e il Canada si sono impegnati a contribuire, mentre gli altri, inclusa l’Italia, hanno mostrato reticenze. Questo evidenzia le difficoltà concrete attuali. Zelensky ha annunciato un piano da 90 miliardi di dollari per l’acquisto di armi americane, ma molti paesi troveranno difficile sostenere tali spese.

Diplomazia frenetica

Le diplomazie occidentali sono in un frenetico movimento, con l’Ucraina, come evidenziato dal ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, che afferma di essere «pronta e al lavoro» per un incontro bilaterale tra Zelensky e Putin. Il governo britannico, attraverso il ministro della Sicurezza, Dan Jarvis, sostiene che «non siamo mai stati così vicini alla pace». Diverse nazioni si sono proposte come ospiti per il faccia a faccia, compresi Upresi e Vienna, suggerite dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dagli austriaci. Viktor Orbán ha proposto Budapest, ma ha espresso riserve sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Donald Tusk, premier polacco, ha criticato l’idea di Budapest, ricordando il “Memorandum” del 1994, che doveva garantire la sicurezza ucraina.

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