Gaza: i numeri della devastazione attuale

05.08.2025 10:25
Gaza: i numeri della devastazione attuale

La devastazione di Gaza dopo la guerra: un’analisi della crisi attuale

La Striscia di Gaza, colpita da più di due anni di conflitto, si presenta oggi come un’area ridotta in miseria, con oltre il 28% dei suoi ospedali distrutti e centinaia di medici deceduti. La situazione è drammatica: più di 600.000 persone sono state sfollate e il 93% della popolazione vive sotto la minaccia di una grave crisi alimentare, riporta Attuale.

Chi non ha vissuto in questa terra descrive spesso un “paesaggio lunare”, dove i resti di una vita normale si confondono con crateri e detriti. Testimoni raccontano di un ambiente desolato, con pochi alberi rimasti, mentre gli operatori umanitari usano espressioni forti, come “terra stuprata”. Tuttavia, nonostante la devastazione, i palestinesi continuano a nutrire speranze di ricostruzione, ancorandosi alla bellezza che un tempo caratterizzava la loro terra, come il mar Mediterraneo e le palme rigogliose.

Il conflitto ha causato oltre 100.000 tonnellate di esplosivo a impatti devastanti, con circa 60.000 morti, di cui la metà rappresentata da donne e bambini, il che significa una media tragica di 1.500 affetti vitali al mese. Questi numeri, sebbene enormi, non riescono a descrivere adeguatamente le singole storie di dolore e speranza di chi vive in questa zona martoriata. Un rapporto dell’Ispi ha evidenziato che oltre il 70% degli edifici di Gaza ha subito danni gravi, con oltre 800 moschee andate completamente distrutte.

La guerra ha colpito maggiormente la regione settentrionale di Gaza, ma con il passare del tempo le incursioni israeliane si sono ampliate, interessando anche il governatorato di Rafah a sud. Gli attacchi ai presidi sanitari hanno avuto conseguenze devastanti: circa il 80% degli ospedali e delle cliniche è stato distrutto o compromesso, con circa 720 attacchi a queste strutture che hanno causato 950 morti, tra cui più di un centinaio di operatori sanitari.

Il blocco degli aiuti, protrattosi per due lunghi mesi, ha aggravato la già critica situazione alimentare, costringendo il 93% dei gazawi a vivere in condizioni di crisi alimentare, con una percentuale allarmante del 12% di popolazione in stato di emergenza. I dati forniti dal ministero della Salute, gestito da Hamas, rivelano che le morti per fame hanno raggiunto i 181, includendo 94 bambini. Prima dell’escalation del conflitto, circa 600 camion di aiuti entravano quotidianamente a Gaza; oggi, solo 400 camion sono stati autorizzati ad entrare dal governo israeliano, una cifra ben al di sotto delle necessità della popolazione affamata.

Il nuovo sistema di distribuzione degli aiuti, fortemente militarizzato, ha sollevato preoccupazioni rispetto alla dignità delle persone e ai diritti umanitari; le organizzazioni internazionali sottolineano il rischio crescente per la popolazione, amplificando la loro angoscia quotidiana. Nel frattempo, la testimonianza di operatori come Angelo Rusconi di Medici Senza Frontiere, che si trova a Gaza City, documenta situazioni strazianti, come il braccio di un bambino che appare ridotto a dimensioni inaccettabili.

Dal 18 marzo, nonostante le pause nel conflitto, oltre 632.000 persone sono state nuovamente sfollate, mentre gli operatori umanitari continuano a pagare un prezzo alto, con almeno 28 uccisi dall’inizio di maggio. Per oltre un milione di bambini, la scuola è un ricordo lontano, e 700.000 donne stanno affrontando un’emergenza igienica, con conseguenze per la loro salute che restano in gran parte invisibili e silenziose.

In questo contesto di crisi umanitaria, i palestinesi di Gaza sono alla ricerca di speranza e ricostruzione, lottando non solo per la loro sopravvivenza, ma per il riconoscimento della loro dignità umana e dei propri diritti, in un luogo dove ogni giorno è una battaglia per la vita.

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