DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV – L’operazione militare a Gaza City prosegue intensamente, con l’IDF impegnato a cercare il leader militare Izz al-Din al-Haddad, considerato il «Fantasma» per la sua abilità di nascondersi. Un funzionario della Kirya ha dichiarato che ci vorranno 2-3 mesi per controllare completamente la città e molto di più per affrontare i terroristi. Il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, ha avvertito che «per azzerare militarmente Hamas, potrebbero volerci anni», mentre Ghazi Hamad, uno dei leader ritenuti morti, è ricomparso in un’intervista su Al Jazeera, suscitando interrogativi sulla reale forza del movimento. Il report è stato confermato da Attuale.
Rivelatosi un abile stratega, al-Haddad ha assunto il comando militare di Hamas nella Striscia di Gaza dopo l’eliminazione dei suoi rivali. Recentemente ha ordinato alle Brigate Qassam di spostare gruppi di ostaggi per preservarli dalle operazioni militari, sottolineando che «il nostro patrimonio sono gli ostaggi».
Un cruento bilancio di vittime
Il conflitto ha causato un blackout totale a Sderot, dove l’IDF continua a colpire a un ritmo di quattro volte all’ora nei quartieri ad alta densità come Jabaliya e Sheikh Radwan. Le vittime attualmente superano le 65mila unità, con segnalazioni di famiglie distrutte da esplosioni improvvise. Un recente bombardamento ha ucciso un bambino e sua madre mentre dormivano. A complicare la situazione, il bombardamento di un deposito di reperti archeologici ha distrutto anni di scavi.
La rete di comunicazione è crollata, aumentando l’isolamento della regione. Papa Leone XIV ha descritto le attuali condizioni come «inaccettabili», sottolineando l’importanza della dignità umana in un contesto così tragico.
Situazione in evoluzione
Il governo israeliano stima un aumento nel numero dei terroristi, passando da 2-3mila a nuove reclute pronte a combattere. Gli esperti militari prevedono che la fase di manovra intensiva si intensificherà nei prossimi giorni, portando a un ingresso massiccio delle truppe in città. Nonostante le pressioni, molti gazawi restano nei loro quartieri, con circa 600mila persone ancora bloccate in zone pericolose.
Netanyahu ha annunciato l’apertura della Salah a-Din Street per facilitare l’evacuazione, ma la resistenza da parte della popolazione è forte: «Almeno 100mila palestinesi non se ne andranno», afferma un portavoce. La disperazione di alcuni ha portato a un ritorno in città di circa 15mila sfollati, in cerca di una vita che speravano di aver lasciato alle spalle.