La situazione a Gaza dopo il cessate il fuoco: vita precaria e speranze incerte
Più di tre mesi dopo l’inizio del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la vita della popolazione ha conosciuto solo un lieve miglioramento. I decessi per attacchi e bombardamenti israeliani sono diminuiti, ma continuano a essere centinaia le persone uccise. L’arrivo di beni di prima necessità è stato limitato, e la ricostruzione non è ancora iniziata, costringendo molti a vivere in tende e strutture temporanee. Gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato l’avvio della cosiddetta “fase due” degli accordi, la quale prevede la disarmo di Hamas e lo inizio della ricostruzione, ma i dettagli sono confusi e controversi, con numerosi accordi della prima fase che non sono stati rispettati, riporta Attuale.
Sopravvivere
Zain Alabedin Alasaad, 22 anni, studente di ingegneria residente a Gaza, racconta che i droni continuano a sorvolare la Striscia, accompagnati da rumori costanti di esplosioni e spari. Le operazioni militari israeliane sono concentrate nell’area a est della Striscia, vicino alla cosiddetta “linea gialla” che separa il territorio controllato da Israele da quello considerato “sicuro”. In questa zona, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco su chi si avvicina, rendendo la demarcazione spesso confusa. Dall’inizio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, oltre 470 palestinesi sono stati uccisi e più di 1.300 feriti da attacchi israeliani.
Abitare
Circa 1,2 milioni di abitanti continuano a vivere in tende o sistemazioni di fortuna. Francesco Sacchi, coordinatore del progetto a Gaza per Emergency, rivela che 800.000 persone, quasi il 40% della popolazione, risiedono in aree vulnerabili a inondazioni, un problema aggravato dalle recenti piogge. Le tende sono spesso montate su terreni instabili e vengono distrutte dal vento. Molti vivono in case danneggiate dai bombardamenti, senza materiali per la ricostruzione, che Israele non consente di entrare, temendo un uso militare. Le abitazioni, spesso a rischio di crollo, possono nascondere ordigni inesplosi, con incidenti mortali frequenti.
Mangiare
La ricerca di cibo, pur migliorata rispetto ai mesi di totale blocco, è complicata. Nei mercati ci sono alimenti, ma i prezzi sono elevati e molte persone faticano a permetterseli. Noura Al Qasasia, residente a Gaza, sottolinea che molti dipendono dalle cucine comunitarie e dall’assistenza di ONG, perchê il gas per cucinare è molto costoso. La malnutrizione colpisce oltre 300.000 minori, e la difficoltà di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici aggrava ulteriormente la situazione.
Lavorare
La maggior parte delle attività commerciali è stata distrutta. Alcuni negozi di riparazione sono stati allestiti in tende, mentre l’agricoltura viene praticata solo in piccoli orti, poiché le aree agricole vicino al confine sono vietate. Anche la pesca è limitata: i pescatori possono avventurarsi solo a 500 metri dalla costa, sotto costante minaccia delle forze navali israeliane.
Andare a scuola
Oltre 650.000 bambini a Gaza hanno affrontato due anni di interruzione scolastica. Sebbene le lezioni siano riprese a novembre, avvengono frequentemente in tende. Secondo UNICEF, oltre il 97% delle strutture scolastiche è stato danneggiato o distrutto. Le uniche università operative lo fanno in situazioni d’emergenza, con lezioni condotte in condizioni precarie e problemi di accesso e connettività.
Ricostruire
La ricostruzione resta un obiettivo lontano. Jorge Moreira, direttore dell’UNOPS a Gaza, comunica che ci sono più di 60 milioni di tonnellate di macerie, con ogni abitante circondato mediamente da 30 tonnellate di detriti. Le strade principali sono state liberate, ma i lavori di maggiore entità richiedono macchinari pesanti, l’accesso ai quali è limitato dalle restrizioni israeliane. Materiali da costruzione e attrezzature sono tra i beni che richiedono permessi speciali per l’ingresso.
Curarsi
La situazione degli ospedali è critica, con soli 18 in funzione, mentre gli altri sono distrutti o non accessibili. Le cliniche offrono assistenza solo di base e l’accesso a trattamenti complessi rimane problematico per la mancanza di attrezzature. Le attese per le evacuazioni mediche coinvolgono circa 20.000 persone, molte delle quali necessitano di trattamenti per malattie serie.
Governarsi
Nella nuova fase degli accordi, il governo di Gaza sarà gestito da un comitato tecnico sotto la supervisione di un Consiglio di Pace guidato da Donald Trump. Noura Al Qasasia riporta che, al momento, non esiste una vera amministrazione, con la comunità che dipende sostanzialmente da aiuti familiari e ONG. La presenza di Hamas continua a essere significativa, con diversi posti di blocco per il controllo dei pochi operatori stranieri attivi sul territorio.