Riflessioni di Giampiero Borghini sull’attuale inchiesta urbanistica a Milano
Milano, 18 luglio 2025 – Giampiero Borghini, ex sindaco di Milano, esprime pareri sull’attuale maxinchiesta riguardante l’urbanistica, definendola ‘peggio di Tangentopoli’. Cosa ne pensa l’ex esponente del Pci-Pds, successivamente in Forza Italia, che fu l’ultimo sindaco sostenuto dai socialisti? , riporta Attuale.
“Il mio periodo di mandato come sindaco è iniziato il 18 gennaio 1992; appena un mese dopo, il 17 febbraio, Mario Chiesa fu arrestato. Ho vissuto quegli eventi in prima persona e faccio fatica a collegarli a quanto sta accadendo oggi”, racconta Borghini.
In che modo?
“Dal punto di vista teatrale, Tangentopoli è stata una tragedia. È scaturita da Milano, ma ha avuto ripercussioni su tutto il Paese; non riguardava specifici atti corruttivi legati al Comune, tanto che quelle inchieste sono insabbiati, ma metteva in luce il finanziamento dei partiti e la corruzione politica denunciata da Craxi in Parlamento. Ha spazzato via l’intera classe dirigente italiana e la risposta della politica a tale problema, che non era di natura giudiziaria ma inerente a una distorsione politica, è stata inadeguata”, spiega.
Che significato ha allora l’inchiesta sull’urbanistica, se la mettiamo a confronto?
“Rispetto alla tragedia di Tangentopoli, e tenendo presente che parlo senza conoscere gli atti in quanto ho solo accesso a quanto reso pubblico, a mio avviso, siamo di fronte a una farsa”, prosegue Borghini.
Per davvero?
“Le farse non sono divertenti, possono risultare persino tristi. Vedo protagonisti improbabili e ipotesi di reati, con interpretazioni divergenti delle normative che dovremo attendere per scoprire come verranno giudicate. Ho 82 anni e temo di non riuscire a assistere a tali sviluppi; rispetto a Tangentopoli, gli esiti giudiziari furono modesti a fronte del prezzo pagato”, aggiunge l’ex sindaco.
Quali sono secondo lei i protagonisti improbabili?
“Ex funzionari comunali descritti come trafficanti di influenze, quando in realtà si sa che dopo il pensionamento vengono festeggiati e poi dimenticati; archistar che non necessitano affatto di favoritismi; il Pirellino, un grattacielo di 29 piani, ha avuto a lungo problemi di amianto ma è riuscito a essere venduto per puro miracolo. E per quanto riguarda presunti colpevoli impossibili da credere, come Beppe Sala, è evidente che, malgrado i suoi difetti, non è una persona che si può corrompere”, afferma Borghini.
È interessante notare che Sala nel 2009 è stato suo successore come direttore generale durante la sindacatura di Letizia Moratti.
“Ripongo in lui la massima fiducia, sia tecnica che politica. Forse avrebbe potuto alzare di più la voce per quanto riguarda il cosiddetto Salva Milano, visto che non si tratta di salvare Milano, ma di aggiornare una legge risalente al 1942, pre-Costituzione. La magistratura sta solo colmando un vuoto, mentre la politica, che in Parlamento non ha ancora combinato nulla, sta dando origine a questo passaggio da tragedia a farsa”, riflette ex sindaco.
Perché i politici temono i pubblici ministeri?
“Per ignoranza, incompetenza e superficialità. La magistratura fa quanto le è possibile; sono i partiti che non adempiono ai propri doveri, non intervenendo su una legislazione urbanistica che ostacola lo sviluppo urbano, incluso quello sostenibile. Serve un intervento, correzioni e precisioni, come dimostra quanto sta succedendo a Milano, la città più rilevante d’Italia. Qui vi sono state iniziative edilizie controverse e si vedrà se ci sarà stata negligenza, ma non vedo che la città stia subendo una deformazione a causa di speculazioni edilizie”, conclude Borghini.
Tuttavia, lo sviluppo urbanistico degli ultimi 15 anni ha reso difficile l’accesso alla casa per i lavoratori a stipendio normale.
“È vero. Questo fenomeno coinvolge non solo Milano, ma anche metropoli come Londra, Parigi e Amsterdam, e deve essere gestito. Non dalla magistratura, ma dalla politica, che ha potuto e doveva fare di più. Ciò può ancora accadere, sia a livello comunale che regionale, lavorando in direzione del social housing e delle opportunità offerte da una area metropolitana come quella di Milano e Napoli”, conclude.