Giovanni Falcone: il giudice istruttore che ha unito le funzioni di pm e giudice prima della riforma del 1989

19.11.2025 16:15
Giovanni Falcone: il giudice istruttore che ha unito le funzioni di pm e giudice prima della riforma del 1989

Negli anni tra il 1979 e il 1989, Giovanni Falcone ha ricoperto un ruolo cruciale come giudice istruttore, coordinando le indagini contro la mafia e contribuendo alla celebrazione del maxiprocesso contro i capi mafiosi, riporta Attuale.

Falcone ha iniziato la sua carriera come pretore, e ha successivamente percorso la strada verso il ruolo di procuratore aggiunto di Palermo. Tuttavia, la sua carriera ha preso una svolta decisiva quando l’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli lo ha nominato direttore degli Affari penali del ministero. In questi anni significativi, Falcone ha lavorato al fianco di Paolo Borsellino, raccogliendo le testimonianze cruciali di pentiti come Tommaso Buscetta.

La figura del giudice istruttore ricoperta da Falcone nei 10 anni più importanti

La figura del giudice istruttore non esiste più, abolita dalla riforma del codice di procedura penale firmata da Giuliano Vassalli nel 1989. Prima di allora, il sistema univa le funzioni di magistrato inquirente e giudicante, secondo il processo inquisitorio, che fu sostituito con l’attuale modello accusatorio.

Falcone ha operato nella sua doppia veste di giudice e inquirente, raccogliendo prove, interrogando sospetti e costruendo l’accusa. Alla sua epoca, la discussione sulla separazione delle carriere non era presente, un aspetto che evidenziava la diversa cultura giuridica del tempo.

Quando lui era magistrato non si discuteva di separazione delle carriere

Oggi, Falcone è richiamato nei dibattiti sulla riforma della giustizia, ma in vita non ha mai affrontato il tema della separazione delle carriere, poiché non esisteva nella sua epoca. La sua figura simbolica è stata di frequente al centro di accesi dibattiti politici, ma quelli riguardavano più la gestione dei pentiti e i maxiprocessi.

Anche Falcone fece parte di una corrente di magistrati che lo candidò invano al Csm

Falcone era a favore di un sistema meritocratico nella magistratura, contrario agli avanzamenti automatici. Dopo la mancata nomina a procuratore nazionale antimafia, si è creata una nuova corrente, il Movimento per la giustizia, di cui divenne candidato per l’elezione al Csm, mancando la nomina per soli 13 voti. Questo evento ha preparato il terreno per il suo incarico ministeriale.

L’archivio di Radio Radicale conserva numerosi interventi di Falcone sulla riforma della giustizia, che mostrano come il suo pensiero venga spesso strumentalizzato nel dibattito attuale. Egli non ha mai sperimentato pienamente il processo accusatorio, dato che quando il nuovo sistema è stato implementato, era già in procinto di trasferirsi a Roma.

L’insistenza profetica sulla necessità di formazione dei nuovi pm

Falcone si concentrava sulla formazione dei magistrati per il nuovo rito accusatorio, ritenendo che molti fossero impreparati. Del processo inquisitorio si era sempre cercato solo il reato per incriminare l’imputato, mentre nel nuovo sistema i pubblici ministeri dovevano considerare anche le prove di innocenza, un aspetto che, secondo Falcone, era vitale.

La sua intuizione si è rivelata profetica, poiché molti pubblici ministeri non hanno saputo adattarsi al nuovo ruolo, continuando a cercare elementi che incriminassero piuttosto che escludere l’innocenza.

Il tabù violato della obbligatorietà dell’azione penale

Falcone riteneva che il nuovo processo penale dovesse velocizzare la giustizia, ma era scettico riguardo alla sua efficienza rispetto al sistema statunitense. Mostrava invidia per la non obbligatorietà dell’azione penale, che gli permetterebbe di concentrarsi su reati gravi anziché su crimini minori. Tuttavia, questa domanda rimaneva un tabù, accolta come una mera provocazione.

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