Giuristi avvertono: Israele potrebbe essere accusato di genocidio a Gaza

31.07.2025 14:35
Giuristi avvertono: Israele potrebbe essere accusato di genocidio a Gaza

Le Ambiguità del Genocidio nella Striscia di Gaza

All’inizio di aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha risposto a una domanda di un giornalista riguardo alle conseguenze dell’invasione israeliana della Striscia di Gaza, rifiutandosi di usare il termine genocidio. Guterres ha dichiarato che la situazione «è già abbastanza orribile, senza che serva mettere in mezzo la semantica» e ha sottolineato che tali definizioni «sono competenza della Corte internazionale di giustizia», principale organo giuridico delle Nazioni Unite, riporta Attuale.

Una delle principali complicazioni risiede nella duttilità del termine genocidio, che oggi è inteso in modi diversi, meno legati alla sua rigida definizione giuridica. Come ha osservato il quotidiano israeliano Haaretz, l’espressione «genocidio» implica significati giuridici, morali, storici, comparativi e strategici. In un contesto di opinione pubblica, si è affermata l’idea che un genocidio possa essere visto come una strage di proporzioni maggiori, una catastrofe senza uguali, ma non in conformità con la definizione giuridica di questo crimine.

Ad esempio, nessuno considera il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 come un genocidio, nonostante le enormi perdite civili. La questione del genocidio in relazione alla guerra a Gaza ha infatti plasmato le opinioni politiche, rendendo il termine un simbolo dell’appartenenza politica. È così che la questione ha acquisito una tale importanza che i principali organi di stampa internazionali, indipendentemente dal loro orientamento, evitano di utilizzare la parola “genocidio” per riferirsi ai crimini israeliani, a meno che non sia per discutere sull’uso del termine stesso, o in articoli d’opinione ove si chiarisce che si tratta di un’opinione personale, non della posizione della testata.

Questi problemi hanno aggravato il lavoro di esperti di diritto internazionale, i quali sono i più qualificati a determinare se le azioni di Israele possano costituire genocidio. Per fare luce su questo dibattito giuridico, vari esperti di diritto sono stati consultati per comprendere la situazione attuale, rivelando un consenso crescente sull’idea che ciò che sta avvenendo nella Striscia di Gaza possa rientrare nella definizione di genocidio.

Nondimeno, il dibattito accademico presenta sfumature e differenze, e le posizioni non sono immuni dalle pressioni della sfera pubblica. Gli studiosi operano in un contesto culturale e politico in cui infuriano i dibattiti su Israele e Palestina, una delle questioni più divisive del nostro tempo. La loro ricerca influisce su tale contesto, ma al contempo ne è influenzata.

Il Concetto di Genocidio nel Diritto Internazionale
Il concetto di “genocidio” fu formulato per la prima volta nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin per descrivere i crimini dell’Olocausto e altre forme di persecuzione sistematica. Lemkin sosteneva che il genocidio non significasse solo l’eliminazione fisica di un gruppo, ma anche la distruzione delle sue istituzioni culturali e identitarie, evidenziando un processo coordinato volto ad annientare un’identità collettiva. Qualsiasi forma di violenza, anche se meno estesa, può rientrare in questa definizione se rivolta a tale scopo.

La definizione giuridica di genocidio, contenuta nella Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio approvata dall’ONU nel 1948, è molto più ristretta rispetto a quella di Lemkin, sebbene ne conservi i tratti fondamentali. Questa convenzione definisce genocidio una serie di atti, tra cui l’uccisione di membri di un gruppo e l’imposizione di condizioni di vita che portano alla distruzione fisica, totale o parziale, del gruppo.

Affinché sia parlato di genocidio, è necessario che si sia verificato almeno uno di questi atti, ma la condizione più dibattuta riguarda la prova dell’intenzione di distruggere un gruppo specifico come tale. Al di là delle specifiche azioni, ciò che rende complesso il dibattito è proprio l’intento genocidario. Anche se ci sono indizi sufficienti per ritenere che vi siano stati crimini contro l’umanità nel conflitto attuale, dimostrare l’intenzione di sterminio diventa cruciale.

Le dichiarazioni pubbliche dei politici israeliani negli ultimi anni sono state portate alla ribalta come elementi probatori dell’intenzione genocidaria. Ad esempio, politici di alto rango hanno descritto la Striscia di Gaza come da radere al suolo, mentre altri hanno minimizzato la presenza di civili innocenti, suggerendo che la popolazione palestinese nel suo insieme fosse complice del terrorismo. Questa retorica ha portato a un’analisi critica da parte di esperti, che la collegano ai principi di genocidio stabiliti in casi precedenti come Srebrenica e Ruanda, dove le dichiarazioni pubbliche furono fondamentali nella determinazione dell’intento genocida.

La questione poi si complica ulteriormente alla luce del principio di proporzionalità; gli esperti dibattono su se le operazioni militari israeliane siano proporzionate rispetto agli obiettivi dichiarati. Mentre alcuni sostengono che Israele stia agendo in modo sproporzionato, altri avvertono che non basta violare le leggi di guerra per dimostrare l’intento di sterminio.

La crescente varietà di opinioni tra i giuristi, compresi i casi in cui ci sono passi indietro da parte di studiosi un tempo scettici sull’idea di genocidio, evidenzia quanto la discussione sia complessa. Fattori politici e storici influenzano questo dibattito, poiché l’uso della parola genocidio è carico di significati e può generare reazioni polarizzanti.

Il futuro del dibattito giuridico sul genocidio in Gaza non è chiaro e potrebbe richiedere tempo prima che si arrivi a una conclusione definitiva. Tuttavia, le capacità di intervento e risposta della comunità internazionale continueranno a essere messe in discussione fino a quando le prove solide non abbiano raggiunto un punto di consenso più chiaro, che sia giuridico o morale.

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