Operazione contro Nicolás Maduro: le forze speciali statunitensi colpiscono a Caracas
Il 2 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno effettuato un’operazione a sorpresa a Caracas, culminata nella cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. L’azione ha avuto origine dalle crescenti preoccupazioni dell’amministrazione Trump riguardo alla sicurezza di Maduro, in seguito all’annuncio di una ricompensa di 50 milioni di dollari per informazioni utili al suo arresto, riporta Attuale.
A seguito della crescente pressione, Maduro ha modificato le sue abitudini quotidiane aumentando la sicurezza personale, avvalendosi di guardie del corpo cubane e militari in un contesto di crescente instabilità. Le forze cubane hanno temuto un possibile rovesciamento del regime, essendo Maduro un alleato cruciale e fornitore di petrolio per Cuba.
La residenza di Maduro, situata nel complesso militare di Fuerte Tiuna, è stata oggetto di ripetute esercitazioni delle forze speciali statunitensi, che hanno addestrato una replica della struttura per preparare l’incursione. La decisione di effettuare l’operazione è stata presa dopo che le trattative segrete con Maduro, che hanno incluso un’offerta di petrolio in cambio di non belligeranza, sono fallite.
L’operazione ha visto l’impiego di circa 150 velivoli, tra aerei ed elicotteri, partiti da diverse basi militari. Inoltre, droni invisibili hanno svolto operazioni di sorveglianza per monitorare i movimenti di Maduro, il cui location è stata rivelata grazie a una talpa nelle sue circostanze. Questo ha permesso di stabilire i dettagli critici dell’operazione, aumentando le possibilità di successo.
Dopo aver acquisito informazioni dettagliate sui movimenti di Maduro e sulla sua residenza, le forze statunitensi hanno lanciato l’operazione. Una serie di bombardamenti ha devastato le difese aeree venezuelane, permettendo agli incursori della Delta Force di infiltrarsi e catturare Maduro, interrompendo i suoi tentativi di rifugiarsi in una stanza sicura durante il raid.
La cattura di Maduro ha comportato l’evacuazione immediata e la sua successiva detenzione presso la base statunitense di Guantanamo. L’operazione ha sollevato interrogativi sulle dinamiche politiche in Venezuela e sull’evoluzione delle relazioni tra gli Stati Uniti e il regime di Caracas, evidenziando gli sforzi continui per stabilizzare la situazione nel paese sudamericano.