Attacco aereo degli Stati Uniti contro l’ISIS in Nigeria: l’operazione coincide con la notte di Natale
Nella notte fra giovedì e venerdì, gli Stati Uniti hanno compiuto un bombardamento aereo contro lo Stato Islamico (o ISIS) nel nord-ovest della Nigeria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva accusato il gruppo di attaccare le comunità cristiane del paese, ordinando al dipartimento della Difesa di prepararsi per un intervento militare al fine di proteggere la popolazione cristiana. Il mese scorso, l’amministrazione aveva anche cambiato il nome del dipartimento in dipartimento della Guerra, riporta Attuale.
L’attacco è stato condotto in accordo con il governo nigeriano, il quale ha cercato di smorzare l’aspetto religioso dell’operazione, avvenuta tra l’altro la notte di Natale. Il Ministro degli Affari Esteri nigeriano, Yusuf Maitama Tuggar, ha dichiarato che si è trattato di un’operazione contro un gruppo terroristico, sottolineando che «non ha niente a che fare con una specifica religione».
Le informazioni sulle conseguenze dell’attacco rimangono scarse: l’esercito statunitense ha comunicato di aver ucciso «diversi» terroristi. In Nigeria operano diversi gruppi terroristici, incluso Boko Haram, responsabile di numerosi attacchi nel nord-est del paese. Tuttavia, negli ultimi mesi lo Stato Islamico della provincia dell’Africa occidentale (ISWAP) ha riguadagnato potere, eseguendo decine di attacchi.
Non è chiaro perché Trump abbia deciso di effettuare questo attacco in questo momento. L’idea di una persecuzione religiosa e di un genocidio contro la popolazione cristiana in Nigeria è molto presente in alcuni ambiti della destra religiosa statunitense, anche se Trump non ha esplicitamente accennato a queste teorie nel suo messaggio.
La Nigeria ha una popolazione composta per il 53% da musulmani e per il 43% da cristiani; gli attacchi contro i civili, frequenti e brutali, non si concentrano specificamente sulle comunità cristiane, ma colpiscono anche quelle musulmane. Per questo motivo, il governo nigeriano ha sempre evitato di parlare di persecuzioni religiose.