Distruzione delle scorte di contraccettivi da parte dell’amministrazione Trump
L’amministrazione guidata da Donald Trump ha preso la decisione di distruggere una vasta quantità di contraccettivi di USAID, già da mesi in giacenza in un magazzino a Geel, in Belgio. Questa agenzia governativa degli Stati Uniti si occupava di gestire i programmi di aiuto internazionale, ora fortemente ridimensionati sotto la direzione di Trump. La giustificazione ufficiale per questo provvedimento, che riflette una chiara impronta ideologica, è stata di ordine economico. Nonostante i tentativi di vendere i prodotti a prezzo pieno, la decisione finale è stata quella di smaltirli, ignorando l’intervento del governo belga, delle Nazioni Unite e di diverse organizzazioni non governative, che avevano cercato di trovare una soluzione.», riporta Attuale.
Il magazzino di Geel contiene una parte importante di una fornitura di contraccettivi acquistati da USAID durante il mandato dell’ex presidente Joe Biden, per un valore complessivo di circa 12 milioni di dollari. Questi materiali, il cui valore attuale è stimato in circa 9,7 milioni di dollari, erano destinati a più di 18 paesi, in particolare in Africa, per programmi dedicati alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Tra i beni in giacenza vi sono 26 milioni di preservativi, 950.000 dispositivi sottocutanei o intrauterini e 2 milioni di confezioni di pillole anticoncezionali.
Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha confermato il via libera per la distruzione di parte di questi materiali, affermando che le misure non riguarderanno i profilattici e una parte del materiale, bensì si concentreranno su quei prodotti definiti come «contraccettivi abortivi». È interessante notare che le scorte attualmente presenti a Geel non rientrano tecnicamente in questa categoria, ma il dipartimento ha evitato di chiarire ulteriormente la situazione ai mass media. L’amministrazione ha fatto riferimento alla cosiddetta “Mexico City Policy”, ripristinata da Trump all’inizio del suo mandato, che vieta alle ONG di ricevere fondi statunitensi se forniscono servizi di contraccezione o informazioni sull’aborto.
Il costo della distruzione del materiale è stato stimato in 167.000 dollari. In passato, le scorte scadute erano state gestite tramite incenerimento in Francia, in un impianto della multinazionale Veolia. Secondo quanto riportato da Reuters, le operazioni per il trasferimento del materiale in Francia sono già in corso. Questa situazione ha suscitato preoccupazione tra i partiti di sinistra francesi, che hanno chiesto al presidente Emmanuel Macron di intervenire per evitare che la Francia diventi complice di decisioni retrograde.
Già in precedenza, sia il governo belga che l’UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva, avevano tentato di bloccare la distruzione di queste forniture, senza successo. L’amministrazione Trump ha affermato di aver considerato diverse alternative, ma secondo un’inchiesta del Washington Post, ci sono forti dubbi su tale affermazione. Infatti, il materiale è rimasto abbandonato nei magazzini per mesi, portando a oltre metà delle scorte a superare la scadenza, condizione che in genere esclude l’accettazione da parte dei governi stranieri. Secondo il Washington Post, molti dei prodotti hanno già perso questo requisito per un valore di 5,2 milioni di dollari, cifra che salirà a 8,4 milioni a settembre.
Diverse trattative per evitare la distruzione hanno avuto esito negativo. Una ONG, MSI Reproductive Choices, si era offerta di coprire i costi per inviare i contraccettivi nei paesi destinatari e per rimuovere il logo di USAID, in modo da non associarli all’agenzia, se questo risultava problematico per il governo statunitense. Negli Stati Uniti, esistono proposte legislative da parte dei Democratici per fermare la distruzione delle scorte, ma anche nel caso in cui ricevessero il supporto di alcuni Repubblicani, è poco probabile che vengano votate in tempo.
L’amministrazione Trump ha drasticamente ridotto i programmi di USAID, cancellando l’83% delle iniziative, con l’intenzione di sostituirli con una nuova agenzia, il che comporta ripercussioni a livello globale. Le motivazioni politiche e propagandistiche sono sicuramente rilevanti, poiché il governo ha accusato USAID di non rappresentare gli interessi degli Stati Uniti. Peter Marocco, che era stato temporaneamente nominato vice-amministratore, ha sostenuto che i programmi di aiuto «non erano in linea con la promozione di buoni valori familiari».
La questione contraccettivi non è l’unico caso di materiali USAID compromessi; di recente, il governo ha lasciato scadere 500 tonnellate di cibo destinate all’Afghanistan e al Pakistan, sufficienti per nutrire 1,5 milioni di persone per una settimana. Inoltre, quasi 800.000 vaccini anti-mpox non sono stati distribuiti agli stati africani poiché sono stati lasciati avvicinare troppo alla loro data di scadenza.