Gli Stati Uniti eseguono attacchi aerei contro l’ISIS in Siria come risposta all’uccisione di tre americani

20.12.2025 08:45
Gli Stati Uniti eseguono attacchi aerei contro l'ISIS in Siria come risposta all'uccisione di tre americani

Attacchi aerei degli Stati Uniti contro l’ISIS in Siria: vendetta per l’uccisione di soldati

Gli Stati Uniti hanno effettuato attacchi aerei mirati contro lo Stato Islamico (ISIS) in Siria, in risposta all’uccisione di due soldati e un interprete statunitensi avvenuta il 13 dicembre. Questa operazione militare rappresenta una ritorsione significativa, poiché le vittime erano i primi cittadini statunitensi uccisi nella regione dalla caduta del regime di Bashar al Assad, un anno fa, riporta Attuale.

L’esercito statunitense ha dichiarato di aver colpito oltre 70 obiettivi nel nordest e nel centro della Siria, tra cui depositi di armi e strutture logistiche dell’ISIS. Secondo le informazioni fornite, l’operazione avrebbe portato all’uccisione di un leader dell’ISIS insieme a diversi combattenti, sebbene i media siriani abbiano riportato solo esplosioni senza dettagli specifici. Gli attacchi sono stati eseguiti con l’ausilio di aerei da caccia ed elicotteri d’attacco, supportati dall’aviazione giordana.

I tre statunitensi erano stati uccisi da un individuo legato alle forze di sicurezza siriane, identificato come privo di ruoli di comando, e la cui situazione era in fase di valutazione per la sua ideologia estremista. L’attacco non è stato rivendicato da alcun gruppo, ma l’intelligence statunitense ha subito attribuito la responsabilità all’ISIS.

Il presidente Donald Trump aveva promesso “ritorsioni molto serie”. Nella giornata di venerdì, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha rilasciato commenti vaghi ma minacciosi riguardo agli attacchi, affermando che non si trattava dell’inizio di una guerra, ma piuttosto di una “dichiarazione di vendetta”.

Questi attacchi, avvenuti nella notte tra venerdì e sabato, insieme alla prospettiva di un’intensificazione delle operazioni antiterrorismo in Siria, devono essere contestualizzati all’interno di una drastica riduzione della presenza militare statunitense nel paese, ora limitata a circa mille soldati, rispetto ai duemila all’inizio del 2025. Questa azione è anche un risultato della normalizzazione dei rapporti con il nuovo governo siriano guidato dal presidente Ahmed al Sharaa, che ha promesso di combattere ciò che rimane dell’ISIS in Siria. Trump ha affermato che l’operazione ha ricevuto il “pieno sostegno” del governo di al Sharaa, confermato dal ministero degli Esteri siriano.

Nonostante sia notevolmente indebolito rispetto al suo apice, si stima che l’ISIS disponga ancora di circa 7.000 combattenti tra Siria e Iraq. Il gruppo ha cercato di trarre vantaggio dalla caduta di Assad, e a gennaio scorso gli Stati Uniti avevano effettuato bombardamenti preventivi contro alcune delle sue basi. Negli ultimi due anni, l’ISIS ha compiuto attacchi significativi in Iran e in Russia, e si è espanso in Asia, ispirando perfino un recente attentato contro la comunità ebraica in Australia, secondo le autorità australiane.

1 Comment

  1. Incredibile, sembra che gli Stati Uniti non imparino mai dalle loro azioni… ogni volta che accade un attacco, la risposta è sempre la stessa. Ma davvero credono che più bombardamenti possano risolvere la situazione? La storia ci insegna altro.

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