Gli Stati Uniti intensificano la propria presenza militare in Groenlandia per difendere i propri interessi nationali

08.01.2026 10:25
Gli Stati Uniti intensificano la propria presenza militare in Groenlandia per difendere i propri interessi nationali

La Groenlandia nel mirino di Trump: tentativo di controllo o cooperazione?

Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha manifestato la sua intenzione di esercitare un controllo sulla Groenlandia al fine di tutelare gli interessi nazionali americani. L’isola, sebbene faccia parte del territorio danese, gode di ampia autonomia. Le dichiarazioni di Trump riguardano possibilità di acquisto, invasione o controllo diretto, ma il governo danese ha proposto un approccio più conservativo: l’aumento della presenza militare statunitense senza alcuna modifica della sovranità groenlandese, riporta Attuale.

Questo approccio si fonda su un accordo del 1951 tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti, siglato durante la Guerra Fredda, che stabiliva la cooperazione militare per la difesa dell’isola, che è parte della NATO come territorio danese. In base a questo accordo, gli Stati Uniti hanno accesso libero a navi, aerei e forze armate in Groenlandia, potendo costruire basi e operare liberamente, a condizione di consultare il governo locale e quello danese. Simile facilità è garantita anche agli altri membri della NATO.

La presenza militare statunitense in Groenlandia si basa su questo accordo, che nel tempo si è ridotta. Oggi, la principale base aerea è situata a Pituffik, visitata lo scorso marzo dal vicepresidente J.D. Vance. Nonostante la Groenlandia sia una vasta isola con una popolazione sparsa, essa permane strategicamente rilevante per gli Stati Uniti: la sua posizione consente di sorvegliare gli accessi aerei e marittimi al Nord America e monitorare le attività sottomarine russe nell’Atlantico settentrionale.

L’accordo del 1951 ha formalizzato una cooperazione che risale alla Seconda guerra mondiale. Con l’occupazione nazista della Danimarca nel 1940, la Groenlandia si trovò isolata. L’ambasciatore danese a Washington, aggirando le autorità filonaziste, stipulò un accordo segreto con gli Stati Uniti per garantire la difesa dell’isola, permettendo così la costruzione di aeroporti e stazioni meteorologiche e offrendo agli Stati Uniti un punto strategico per monitorare le attività alleate e nemiche nell’Atlantico settentrionale.

Se nell’epoca della Seconda guerra mondiale le forze statunitensi in Groenlandia superavano i 15.000 uomini, oggi i militari presenti a Pituffik sono circa 150. Nonostante il diminuito numero, la base riveste un’importanza cruciale per la difesa nordamericana, in quanto consente il monitoraggio delle attività missilistiche e l’attivazione dei sistemi di difesa. Inoltre, oggi emergono anche interessi economici legati all’estrazione di metalli rari, di cui la Groenlandia è ricca.

Il governo danese ha manifestato la propria disponibilità ad aumentare la presenza militare statunitense per proteggere i propri interessi nazionali, in linea con le aspirazioni dell’amministrazione Trump, ma senza prevedere alcuna annessione o invasione della Groenlandia. Non è chiaro se questa proposta sia stata presa in considerazione dagli Stati Uniti.

Recentemente, alcuni governi europei hanno adottato una posizione cauta, ma in qualche modo inedita, riguardo alle mire espansioniste di Trump sulla Groenlandia. Hanno infatti sottolineato che spetta a danesi e groenlandesi decidere il destino dell’isola. La sicurezza della Groenlandia deve essere perseguita “collettivamente” e nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, che includono la sovranità e l’integrità territoriale groenlandese.

1 Comment

  1. Che situazione assurda! La Groenlandia sembra essere diventata un ottimo trofeo per Trump. Ma a chi sta bene? Sembra che le potenze vogliano solo giocare con i territori senza pensare ai cittadini e alla loro sovranità. Non si può ignorare la voce di chi vive lì. È ora di smettere di trattare le nazioni come scacchi!

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