Nella regione di Murmansk è stato registrato un grave episodio di inquinamento ambientale: sulle coste della baia di Kola sono visibili a occhio nudo ampie tracce di idrocarburi. Il sindaco di Murmansk, Ivan Lebedev, ha ammesso con riluttanza la fuga di sostanze, mentre i canali ufficiali russi continuano a ignorare l’accaduto.
Ombra della flotta dei “tankers fantasma”
Secondo gli ambientalisti, la perdita potrebbe essere collegata a un cosiddetto “tanker ombra”. Negli ultimi mesi, a Murmansk sono stati registrati oltre trenta arrivi di queste navi obsolete, prive di adeguata assicurazione e manutenzione tecnica. Utilizzate per aggirare le sanzioni internazionali e trasportare clandestinamente il greggio russo, rappresentano un rischio crescente per l’ambiente e la sicurezza.
Incidenti in aumento e rischi strutturali
Il disastro nel Mare di Barents si aggiunge a una serie di incidenti analoghi. Pochi giorni fa, nel Mar Nero è stato segnalato un nuovo massiccio sversamento di petrolio. L’isolamento tecnologico e le sanzioni hanno reso la flotta petrolifera russa e le infrastrutture connesse sempre più fragili. Nonostante ciò, Mosca continua a puntare sui profitti derivanti da schemi d’esportazione opachi, mettendo in pericolo non solo gli ecosistemi marini ma anche la salute dei propri cittadini.