Colombia: Gustavo Petro accuse presunti complotti contro di lui
Questa settimana, il presidente colombiano Gustavo Petro ha denunciato due complotti presunti contro di lui, uno volto a ucciderlo e l’altro a sabotarlo. Questo non è un caso isolato, dato che il presidente ha già sollevato accuse simili in precedenti occasioni senza fornire prove concrete, creando così un clima di allerta nel suo governo e svuotando l’attenzione dai veri problemi che deve affrontare, riporta Attuale.
Il prossimo 8 marzo in Colombia si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del parlamento e le primarie per le presidenziali del 31 maggio. Sebbene Petro non possa ricandidarsi, ha cercato di preservare l’eredità del suo governo, il primo di sinistra nella storia del paese, che si trova già in una fase critica.
Martedì, durante un Consiglio dei ministri, Petro ha affermato che il giorno precedente alcuni individui avrebbero cercato di aprire il fuoco sull’elicottero che lo trasportava, costringendolo a un’uscita non programmata che ha prolungato il volo di quattro ore. Non ha specificato chi fossero i presunti attentatori né fornito evidenze delle sue affermazioni.
Inoltre, Petro ha parlato di un altro presunto complotto, rivelando che alti funzionari della polizia avrebbero tentato di collocare “sostanze psicoattive” nella sua auto presidenziale durante un viaggio a Washington per incontrare il presidente statunitense Donald Trump. Secondo Petro, il fine sarebbe stato duplice: inscenare un sequestro della droga e far passare l’idea che lui fosse coinvolto nel narcotraffico. Queste sono accuse già rivolte a lui da Trump nei mesi scorsi, anch’esse prive di fondamento, simili a quelle rivolte in passato al presidente venezuelano Nicolás Maduro prima della sua cattura con un’operazione militare.
La ricostruzione di Petro si basa su una mail anonima ricevuta dalla DNI, l’agenzia di intelligence colombiana, portando il presidente a ordinare la rimozione del commissario della polizia Edwin Masleider Urrego Pedraza, accusato di essere complice nei complotti contro di lui.
In passato, Petro aveva denunciato attacchi da parte di organizzazioni di narcotraffico come ritorsione per le azioni governative contro i cartelli della cocaina. Alcuni osservatori ritengono che le sue affermazioni possano derivare da traumi vissuti durante il suo passato nel Movimento 19 de aprile (M-19), un gruppo armato attivo nell’ottica della guerriglia colombiana negli anni Settanta e Ottanta.
Vi è, però, la possibilità che queste accuse siano una strategia politica per distogliere l’attenzione dai problemi interni del suo governo o per eliminare figure problematiche. Ad esempio, il commissario Urrego Pedraza era stato colui che aveva guidato le indagini contro il ministro dell’Interno Armando Benedetti, sotto indagine per traffico di influenze, che è vicino a Petro.
Negli ultimi mesi, diversi funzionari nominati da Petro hanno affrontato indagini o controversie. Tra questi, l’ex capo di gabinetto Juliana Guerrero, accusata di falsificazione dei titoli di studio, e Riccardo Roa, presidente della compagnia petrolifera statale, sotto inchiesta per corruzione.
Fonti d’intelligence citate dal quotidiano spagnolo El País suggeriscono che l’ossessione di Petro per complotti, sia politici che personali, generi un clima di sfiducia nella sua cerchia, incoraggiando i collaboratori a fornirgli informazioni sensibili per attirare la sua attenzione.