Roma, 8 novembre 2026 – Il nome della pagina è eloquente: ‘Tribunale’. Diciotto gli ‘imputati’: l’accusa, essere ‘nemici della Federazione Russa’. Alla sbarra di questo processo celebrato nei meandri del darkweb, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Tre nomi in prima linea nella lotta al cyberterrorismo ai quali si aggiunge quello di Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano (Pordenone), sede di una base militare aerea americana. Dietro la pagina (online da fine ottobre), gli hacker filorussi di NoName057(16) considerati legati al Gru, il servizio segreto militare di Mosca, riporta Attuale.
Come si muovono gli hacker
Nei giorni scorsi in Procura a Roma sarebbe arrivata un’informativa. In pasto alla giuria popolare (unico requisito, scaricare il software Tor, che garantisce un elevato livello di anonimato, e accedere al link presente nei canali Telegram), nomi, foto e informazioni riservate delle diciotto personalità: numeri di telefono privati e indirizzi di casa; e-mail e contatti Telegram, personali e dei familiari. Giudici e pubblica accusa, gli hacker non si limitano a diffondere dati sensibili, ma ne chiedono di altri. Quindi l’appello a inviare ogni informazione disponibile. Anche a pagamento.
La replica del ministro
Una vera e propria ‘taglia’: “È ovvio che l’obiettivo è quello di intimidirmi – la replica del ministro Tajani, che ha ricevuto solidarietà da tutte le parti politiche –. Io non mi faccio mettere paura da nessuno, continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia”. Le minacce, spiega la Farnesina in una nota, andrebbero ricondotte alla posizione italiana a sostegno dell’Ucraina.
Ribadita anche ieri dallo stesso vicepremier: “La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino: difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità criminali è pericoloso”. E ricorda la creazione, dal primo gennaio, di una ‘direzione cyber’ contro le incursioni informatiche di “soggetti spesso collegati a entità statali a noi ostili”.