Quei bambini che non vanno a scuola
Negli ultimi giorni, i risultati del Programme for International Student Assessment (PISA) hanno dominato la cronaca, evidenziando un forte divario nell’istruzione globale. Paesi come Singapore, Giappone e Corea del Sud si collocano in cima alla classifica, con oltre la metà degli studenti che raggiunge i massimi livelli di competenza in matematica e scienze. In contrasto, le nazioni africane e dell’America Latina, partecipanti all’indagine, si trovano ben al di sotto della media dell’OCSE, riportano Attuale.
Tuttavia, è opportuno riflettere su quanti bambini nel mondo rimangono esclusi dal sistema educativo. Secondo UNICEF, circa 93 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa di conflitti e crisi globali, con più di 1.600 attacchi alle scuole in zone di conflitto solo nel 2025. I dati sono allarmanti: oltre il 90% dei bambini nei Paesi in crisi non sa leggere a dieci anni.
Le guerre non sono l’unica causa. Un nuovo rapporto di UNICEF evidenzia che più di 171 milioni di studenti, cioè 1 su 10, hanno subito interruzioni scolastiche a causa dei rischi climatici. In Italia, le inondazioni del 2025 hanno colpito 1.175.000 studenti. È nei Paesi più vulnerabili che la situazione si aggrava; tre quarti degli studenti colpiti da eventi climatici estremi vivono in nazioni a basso reddito.
“Per milioni di bambini, i rischi climatici non soltanto compromettono l’istruzione, ma distruggono scuole e costringono famiglie a lasciare le proprie case”, ha affermato Catherine Russell, direttrice generale di UNICEF, sottolineando l’impatto disastroso su bambine e bambini più vulnerabili. La prevista intensificazione del fenomeno di El Niño nei prossimi mesi complica ulteriormente le prospettive.
L’istruzione, purtroppo, è stata storicamente trascurata nei finanziamenti umanitari, un campanello d’allarme allarmante mentre tutti gli Stati aumentano le spese militari.