Torino, 27 dicembre 2025 – I cacciatori di meteoriti hanno la passione di Daniele Gardiol, astrofisico e responsabile nazionale della rete Prisma dell’Inaf, le telecamere che l’Istituto nazionale di astrofisica tiene puntate sui bolidi, riporta Attuale.
Recentemente, l’Inaf ha stanziato risorse per proseguire l’attività nei prossimi tre anni. Dal punto di vista scientifico, la rete è potenziata grazie all’introduzione di un nuovo modello di camera, in quanto il precedente era obsoleto e i pezzi per l’assemblaggio non erano più disponibili. “Abbiamo realizzato un nuovo modello in autonomia, compatibile con quello precedente, che ci permetterà di estendere ulteriormente la rete”, ha dichiarato Gardiol.
Che cos’è la rete Prisma dell’Inaf
Attualmente, la rete Prisma dell’Inaf conta poco meno di 80 stazioni. Ha il potenziale ancora inespresso di svolgere due funzioni principali: recuperare le meteoriti quando cadono e calcolare l’orbita che avevano prima del loro impatto con la Terra. Ciò è cruciale per identificare l’orbita di oggetti invisibili ai telescopi, spesso più piccoli di cento metri, e potrebbe fornire indicazioni sulle zone a rischio di impatto da parte di oggetti che viaggiano a velocità elevatissime.
Quante meteoriti cadono in Italia
Gardiol è coordinatore dal 2017, anno di inaugurazione della rete. “In Italia, abbiamo una statistica consolidata: in questi nove anni sono cadute 11-12 meteoriti, questa è la nostra stima”, ha rivelato.
La ricerca delle meteoriti è un evento scientifico importante, sebbene recuperarle sia molto difficile. In effetti, “delle 11 stimate, siamo riusciti a recuperarne solo due”.
Le ultime meteoriti recuperate in Italia
“La prima meteorite recuperata è stata quella di Cavezzo, in provincia di Modena, nel 2020, vista cadere il 1 gennaio e recuperata il 4 gennaio. Successivamente, nel 2023, abbiamo recuperato un’altra meteorite a Matera,” ha spiegato Gardiol.
Cosa ci insegnano le meteoriti
“Nella maggior parte dei casi, le meteoriti sono di composizione già nota”, osserva l’astrofisico. “Sono importanti perché vengono ritrovate immediatamente dopo la caduta, prima di essere contaminate da agenti terrestri.” La prima meteorite di Cavezzo è stata classificata come anomala a causa delle differenze tra i due frammenti trovati, suggerendo che il sistema di classificazione potrebbero non essere ancora adeguato.
L’età delle meteoriti, “oggetti più antichi del sistema solare”
Le meteoriti sono tra gli oggetti più antichi del sistema solare, risalendo a quasi 4,6 miliardi di anni fa. Si sono formate quando si è originato il sistema solare, permettendo ai geologi planetari di studiare la formazione del sistema stesso.
Gli scontri tra satelliti e meteoriti
Gli incidenti tra satelliti e meteoriti avvengono più frequentemente di quanto riportato. “Per fortuna, si tratta in gran parte di micrometeoriti, particelle molto piccole che, colpendo a velocità elevate, possono perforare lo scafo delle navicelle. Anche il James Webb Telescope è stato colpito da una micrometeorite al momento del lancio, che ha danneggiato lo specchio.”
“Il problema grave dei detriti spaziali”
“Il problema a cui stiamo andando incontro è grave: l’aumento di detriti spaziali, generati da lanci e collisioni, è potenzialmente più preoccupante delle meteoriti naturali,” ha avvertito Gardiol.
Ogni paese ha una rete come Prisma?
“Non tutti i paesi hanno una rete di monitoraggio. I pionieri furono i cecoslovacchi, che recuperarono la prima meteorite nel 1959. Attualmente, molte nazioni, tra cui Francia e Australia, hanno installato telecamere nei deserti per facilitare il recupero delle meteoriti,” ha concluso Gardiol.