Un fronte internazionale a sostegno del premier uscente
Il 14 gennaio 2026 il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha pubblicato un video elettorale di quasi due minuti in cui riceve il sostegno esplicito di numerosi leader e politici conservatori e populisti europei e internazionali. Nel filmato compaiono, tra gli altri, la premier italiana Giorgia Meloni e il suo vice Matteo Salvini, la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, la copresidente di Alternative für Deutschland Alice Weidel, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, oltre a Santiago Abascal di Vox, Herbert Kickl del Partito della Libertà austriaco, il presidente serbo Aleksandar Vučić, l’ex premier ceco Andrej Babiš e il presidente argentino Javier Milei. Il video, diffuso nel pieno della campagna elettorale, mira a presentare Orbán come parte di una rete politica transnazionale che rivendica sovranità nazionale e opposizione al progetto liberale dell’UE, come riportato da Politico.
Il messaggio centrale insiste sull’idea di un’Europa fondata su identità nazionali forti, valori tradizionali e resistenza all’integrazione sovranazionale. La partecipazione di figure di primo piano della destra europea sottolinea il tentativo di Orbán di rafforzare la propria immagine internazionale in una fase politicamente delicata.
Un’elezione cruciale dopo quindici anni di potere
Le elezioni parlamentari ungheresi sono previste per il 12 aprile 2026 e rappresentano il test più difficile per Orbán dopo oltre quindici anni di governo ininterrotto. I sondaggi indicano un vantaggio dell’opposizione guidata dal partito Tisza, che raccoglie circa il 49% delle intenzioni di voto, contro il 37% del partito di governo Fidesz. Per la prima volta da anni, la possibilità di un cambio di potere appare concreta.
Nel corso del suo lungo mandato, Orbán ha costruito un sistema definito da molti osservatori come una democrazia illiberale, caratterizzata dal controllo sui media, dall’indebolimento dell’indipendenza giudiziaria e da regole elettorali favorevoli al partito di governo. La prospettiva di una sconfitta non avrebbe solo conseguenze politiche, ma potrebbe aprire la strada a indagini su corruzione e uso improprio dei fondi europei, rendendo la posta in gioco particolarmente alta per l’attuale leadership.
Orbán come simbolo di un’“altra Europa”
I leader che hanno espresso sostegno a Orbán provengono da contesti politici diversi e mantengono posizioni non uniformi sulla guerra in Ucraina. Ciò che li unisce è l’opposizione al modello liberale e federalista dell’Unione europea. In questo quadro, Orbán viene presentato come il rappresentante di un’Europa alternativa, in cui la sovranità nazionale prevale sulle istituzioni comuni e i valori tradizionali sono posti al centro del discorso politico.
La scelta di puntare su un appoggio esterno segnala anche una certa insicurezza sul piano interno. Orbán cerca di mobilitare l’elettorato mostrando di non essere isolato, ma parte di una più ampia coalizione conservatrice globale. Questa strategia mira a rafforzare la narrativa di uno scontro ideologico tra due visioni contrapposte del futuro europeo.
Implicazioni geopolitiche per l’Unione europea
La campagna elettorale ungherese ha una rilevanza che va oltre i confini nazionali. Orbán è stato, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, uno dei pochi leader dell’UE a mantenere rapporti politici aperti con il Cremlino, opponendosi ripetutamente a sanzioni più dure e a un sostegno militare rafforzato a Kyiv. Questa posizione ha contribuito a creare frizioni all’interno dell’Unione e a indebolire il fronte comune europeo.
Una possibile vittoria dell’opposizione potrebbe portare a un riallineamento della politica estera ungherese con quella dell’UE e della NATO, riducendo uno dei principali fattori di divisione interna. Al contrario, una riconferma di Orbán rafforzerebbe il blocco dei governi euroscettici e potrebbe continuare a offrire a Mosca un canale di influenza all’interno delle istituzioni europee. Per questo motivo, le elezioni in Ungheria sono osservate con attenzione come un passaggio chiave per la stabilità politica e strategica dell’Europa.