I figli del bosco: il dramma di una famiglia divisa e la sofferenza dei genitori

06.01.2026 17:45
I figli del bosco: il dramma di una famiglia divisa e la sofferenza dei genitori

Palmoli (Chieti) – “Se siamo divisi, è colpa nostra”. I genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, si sentono responsabili, addirittura colpevoli. Il loro allontanamento dalla famiglia è un dato di fatto: dopo quasi due mesi in una comunità protetta, dal 20 novembre 2025, i loro tre figli, i gemelli di sei anni e la sorella di otto, vedono la madre solo in occasione dei pasti, mentre il padre appare sporadicamente. I festeggiamenti natalizi e di Capodanno si sono svolti a singhiozzo, e i piccoli non riescono a comprendere la situazione, come evidenziato da esperti. “La giurisprudenza non è materia per bambini”, riporta Attuale.

Il drammatico processo di colpevolizzazione

Il professor Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, è stato incaricato di guidare l’indagine psicologica nel caso. Dopo un primo incontro di due ore con i genitori, ha osservato un evidente dolore in loro, nonostante la volontà di collaborare. “È molto positivo”, ha commentato, “perché mostrano massima attenzione ai propri figli”. Tuttavia, la sofferenza di Catherine è palpabile, poiché ha notato comportamenti anomali nei bimbi, come piccoli gesti di autolesionismo, segni di ansia intensa. Questi comportamenti la preoccupano, poiché non riconosce più i suoi ragazzi, sentendoli distressati.

Le condizioni congenite e le osservazioni della madre

Nella sua corrispondenza con gli amici, Catherine ha descritto i difficili adattamenti dei bambini alla vita in comunità. “In questa casa famiglia, i miei figli non dormono bene, hanno un’ansia profonda”, afferma. La madre sottolinea che il contatto con i figli è limitato e sorvegliato, creando un clima di tensione e preoccupazione. La sua comunicazione riflette la disponibilità a combattere per il loro benessere, cercando di garantire un ambiente positivo per i bambini.

Il padre e la sua invisibilità

Cantelmi ha dichiarato di trovare incomprensibile il fatto che Nathan non possa vedere i figli, nonostante l’assenza di accuse penali a suo carico. “È distrutto; sono momenti che rimangono impressi e segnano la vita”, ha sottolineato. Il professore ha altresì criticato l’approccio istituzionale, suggerendo che, nonostante l’intervento possa essere giustificato, dovrebbero essere rivisti i metodi di allontanamento dei minori.

Un’analisi critica dell’intervento

Cantelmi pone interrogativi sulle pratiche del sistema sociale: “Possiamo dire che l’ambiente naturale e socialmente povero dei bambini sia peggiore di altre realtà più problematiche?”, ha chiesto. Egli evidenzia l’importanza di considerare il contesto familiare, dove vi sono proprio genitori amorevoli e attenti, suggerendo che la soluzione adottata potrebbe risultare traumatica per i piccoli.

Riflettendo sul futuro del sistema

Il professor Cantelmi esprime la necessità di riconsiderare le pratiche istituzionali. Nonostante riconosca il lavoro svolto dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila e dai servizi sociali, sottolinea che la storia della famiglia nel bosco obbliga a ripensare completamente il sistema.

La perizia che inizia il 23 gennaio

Il 23 gennaio, la psicologa Simona Ceccoli inizierà la sua perizia sulla coppia per valutare la capacità genitoriale. I giudici hanno concesso 120 giorni per completare l’analisi. I tre bambini rimarranno separati dai genitori per almeno altri quattro mesi, mentre il caso continua a sollevare interrogativi su diritti e benessere dei minori.

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