Catania, 24 gennaio 2026 – Diverse specie aliene invasive giungono in Italia attraverso le acque di zavorra delle navi. “Il caso più famoso naturalmente è il granchio blu”, evidenzia Francesco Tiralongo, biologo marino dell’Università di Catania, fondatore nel 2012 del progetto Ichthyo, un’iniziativa di citizen science finalizzata a mappare i nuovi arrivi nel Mar Mediterraneo minacciando la nostra biodiversità, riporta Attuale.
Il Gallinectes sapidus, noto come granchio blu, è arrivato dall’America con le acque di zavorra delle navi e ha avuto un impatto significativo sugli ecosistemi e sulla pesca nel Mediterraneo. “Questo è sicuramente l’esempio più eclatante,” riconosce Tiralongo. Il problema principale proviene dalle grandi navi mercantili che, durante le operazioni di carico e scarico, immettono acqua di mare in compartimenti stagna per bilanciarsi e navigare in sicurezza.
L’impatto della carena e del biofouling
Non sono solo le acque di zavorra a creare problemi. Anche “la carena e il biofouling rappresentano punti critici, includendo organismi di dimensioni più piccole, come crostacei, alghe, batteri e animali incrostanti. Quasi ogni gruppo zoologico, e anche vegetale, presenta esemplari giunti nel Mediterraneo tramite l’acqua di zavorra”.
Le strategie per le acque di zavorra
Per prevenire queste introduzioni indesiderate, Tiralongo sottolinea che “le acque di zavorra devono essere trattate. Bisogna utilizzare filtri specifici per evitare il rilascio di specie aliene nel Mediterraneo, sia in forma di larve che di adulti. È essenziale per controbilanciare le conseguenze che si manifesteranno nel tempo. Le specie possono arrivare oggi, ma i danni si verificano nel corso degli anni, influenzando non solo l’ecosistema e la pesca, ma anche la salute umana”. Il biologo nota una “superficialità continua” nella consapevolezza del problema.
Le ultime scoperte
Tra le ultime specie invasive documentate, il granchio rosso merita attenzione. “Fa parte della stessa famiglia del granchio blu, ma è giunto dallo Stretto di Suez, quindi è considerato una specie lessepsiana. Abbiamo anche specie più piccole come la bavosa boccarossa, Ophioblennius atlanticus, probabilmente arrivata al centro del Mediterraneo tramite le acque di zavorra. È stata segnalata a Malta e nel Sud Italia, con un impatto ecosistemico attualmente trascurabile. Tuttavia, potrebbe modificare significativamente la diversità delle comunità ittiche costiere, competendo con le specie native”.
Che cosa sono le bavose
Secondo Tiralongo, “le bavose sono piccoli pesci privi di scaglie e con un’abbondante copertura di muco. Non hanno valore commerciale, essendo pieni di spine, ma sono fondamentali per la biodiversità mediterranea e contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi. Sono molto ricercati dai fotografi subacquei, specialmente i maschi, che presentano colori vivaci, sfumature di blu e rosso acceso”.
Citizen science
Dal 2012, Tiralongo studia l’invasione nei mari del Mediterraneo. “Stiamo pubblicando il report degli ultimi cinque anni, evidenziando le specie aliene e rare segnalate dai pescatori in tutta Italia. Abbiamo registrato centinaia di segnalazioni riguardanti diverse decine di specie aliene. Tra le prime nella lista ci sono sicuramente il pesce scorpione, il pesce coniglio, il pesce palla, il granchio blu e il granchio blu nuotatore. Attualmente, poniamo particolare attenzione sul granchio rosso, una nuova minaccia, senza dimenticare il gamberone atlantico, Penaeus aztecus, già commercializzato. L’unico letale se consumato è il pesce palla maculato, che ha causato decine di decessi documentati, fortunatamente non in Italia”.