I mille giorni di Meloni: successi e sfide da affrontare

19.07.2025 07:05
I mille giorni di Meloni: successi e sfide da affrontare

I mille giorni di governo di Giorgia Meloni: un’analisi del prestigio e delle sfide future

In un contesto di normalità, un mandato di mille giorni non sarebbe considerato eccezionale. Tuttavia, in Italia, questo traguardo rappresenta un risultato straordinario, considerando che solo cinque dei 68 governi repubblicani hanno superato tale limite. Escludendo il periodo fascista, gli altri due governi italiani che hanno superato i mille giorni sono stati quelli di Giolitti e Lanza, mentre Berlusconi ha gestito governi più lunghi. A breve, Giorgia Meloni potrebbe eguagliare il record di Renzi (1024 giorni); tra un paio di mesi supererebbe Craxi (1093) e, se dovesse rimanere in carica fino a settembre prossimo, diventerebbe il premier più longevo nella storia italiana dal 1861. Nella Prima Repubblica, i governi avevano una durata media inferiore all’anno, mentre nella Seconda, si è osservato che i governi di centrodestra tendono a durare più a lungo di quelli di centrosinistra. Al di là delle divisioni interne, i governi di destra raramente si disgregano. Al contrario, è più probabile che si presentino figure di rottura dall’opposizione come Bertinotti o Renzi. Riporta Attuale.

Ma come si è comportata Giorgia Meloni in questi mille giorni di mandato? La sua ascesa è stata sorprendente, tale che poche persone avrebbero potuto prevedere il prestigio internazionale che ha acquisito. Durante il suo governo, si è registrato un picco storico nell’occupazione, sia maschile che femminile, compresa una notevole crescita dei contratti a tempo indeterminato. Inoltre, lo spread con la Germania è sceso sotto i novanta punti e quasi venti punti rispetto alla Francia, mentre la Borsa ha visto il proprio valore raddoppiare rispetto all’inizio della sua amministrazione. Il rating del nostro Paese è tornato positivo dopo anni di difficoltà. Il Pil ha registrato una crescita del 6,3% rispetto all’ultimo trimestre pre-pandemia, superando i tassi di crescita della Francia, Gran Bretagna e Giappone, e piazzandosi a zero per la Germania. Il calo dello spread di quasi 150 punti dal inizio del mandato ha generato significativi risparmi sugli interessi, consentendo di investire maggiori risorse in altri settori.

Non si può negare che indicazioni positive giungano anche dal ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, insignito dal mensile ‘The Banker’ del Financial Times come miglior ministro dell’anno per il 2024, in virtù della sua prudentissima gestione finanziaria. In campo migratorio, l’Italia si è proposta come capofila negli sforzi per ripartire i migranti verso altri Paesi, distinguendosi per un approccio più orientato all’accoglienza in luoghi lontani dal territorio nazionale.

Tuttavia, ci sono ancora molte questioni sulle quali il governo deve lavorare. Sebbene i salari abbiano finalmente superato il tasso di inflazione, i compensi in Italia restano inferiori rispetto alla media europea. Le istanze del governo e della Cisl suggeriscono che a risolvere il problema non basti elevare a 9 euro lordi l’ora il salario minimo – una misura adottata solo da sei nazioni europee con un PIL pro capite superiore al nostro. Propongono, invece, di investire nella contrattazione aziendale di primo e secondo livello, un approccio criticato dalla Cgil e dalla Uil. Ciò comporta la necessità di rendere più efficace la contrattazione, ma le aziende richiedono anche un aumento della produttività, non necessariamente perché i lavoratori italiani siano meno diligenti, ma a causa della mancanza di innovazione e digitalizzazione nel mercato, insieme alla piccola dimensione delle imprese che limita la formazione adeguata e a una burocrazia ancora troppo lenta. Tali problematiche strutturali necessitano di tempo, ma vanno affrontate con urgenza.

Un ulteriore tema cruciale è quello delle liste d’attesa nel sistema sanitario. Sebbene non siano state create sotto il governo Meloni, l’amministrazione ha promesso di accorciare i tempi di attesa, ma finora non ha ottenuto i risultati sperati. Vi è dunque una mancanza di chiarezza sul perché non siano stati esercitati poteri sostitutivi nei confronti delle regioni non conformi. In conclusione, c’è molto lavoro da fare e forse il governo attuale non basterà a risolvere le sfide presenti.

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