I politici francesi si incolpano per le violenze durante le proteste del 17 ottobre

19.10.2026 12:45
I politici francesi si incolpano per le violenze durante le proteste del 17 ottobre

Proteste violente in Francia: accuse reciproche tra governo e opposizione

Negli ultimi due giorni, i principali partiti francesi e il governo si sono incolpati per le violenze, le devastazioni e i saccheggi avvenuti in molte città durante e dopo la massiccia protesta nazionale del 17 ottobre, che ha visto la partecipazione di oltre mezzo milione di persone. I toni del dibattito sono particolarmente accesi, poiché mancano sei mesi alle elezioni presidenziali e ogni candidato cerca di sfruttare la crisi a proprio favore, riporta Attuale.

Il presidente Emmanuel Macron e il governo del primo ministro Sébastien Lecornu sono stati accusati di non aver saputo gestire la situazione, mentre il partito di estrema sinistra la France insoumise è stato ritenuto colpevole di incitare i manifestanti.

In questo contesto, l’estrema destra del Rassemblement National ha guadagnato terreno. Sabato, ha riassunto il dibattito politico in un post su Facebook, in cui dichiarava: «I 10 anni [della presidenza] di Macron si concludono nel caos più totale. La sinistra è responsabile, i macronisti sono complici. Votate!».

Alle manifestazioni di sabato hanno partecipato non solo studenti, che da settimane protestano per le condizioni del sistema scolastico, ma anche sindacati e membri del movimento dei “gilet gialli”, noto per le sue proteste diffuse contro il carovita. Negli scontri tra manifestanti e polizia in diverse città si sono registrati incendi e saccheggi di negozi e supermercati. Migliaia di individui sono stati feriti e oltre 2mila sono stati posti in stato di fermo.

Il lunedì mattina, il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha assunto la responsabilità della gestione delle proteste, affermando che la polizia e i servizi di intelligence avevano sottovalutato il numero di partecipanti alle manifestazioni.

Con l’emergere delle prime notizie di saccheggi e disturbamenti, il primo ministro Lecornu ha attaccato la France insoumise, esortandola a «scegliere il proprio campo», affermando che poteva schierarsi «o con la Repubblica e le forze dell’ordine, o con i teppisti».

Le accuse si riferiscono al tentativo della France insoumise di mantenere un equilibrio tra sostegno alle mobilitazioni e condanna delle violenze, che è risultata tardiva rispetto ad altri partiti e sempre descritta come una reazione alla presunta repressione della polizia, ritenuta particolarmente brutale.

Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha risposto attribuendo il caos in strada al «comando aberrante» del governo, affermando che il suo messaggio fosse «chiaro: coloro che condividono la nostra lotta non hanno nulla a che fare con il saccheggio». Lecornu ha sottolineato che «non si può chiedere di fermare le violenze mentre si forniscono scuse per coloro che le commettono. È la VOSTRA responsabilità politica».

Marine Le Pen, leader del Rassemblement National e candidata favorita alle prossime elezioni presidenziali, ha dichiarato che la Francia è «intrappolata in una morsa tra violenza e impotenza», riferendosi rispettivamente all’estrema sinistra e al governo.

Insieme con il suo collega Jordan Bardella, ha incolpato delle tensioni la «popolazione delinquenti di periferia», ossia i giovani delle banlieue, dove le condizioni di povertà e disoccupazione sono diffuse e da dove sono originari molti manifestanti.

Domenica sera, Macron ha pronunciato un discorso alla nazione dai toni duri, rinnovando le accuse verso l’estrema sinistra per aver fomentato le proteste. Tuttavia, è rimasto vago sulle misure che il governo intende adottare per affrontare la situazione, accennando soltanto che i prefetti potrebbero vietare alcune manifestazioni nei prossimi giorni.

Questo discorso è stato criticato da diverse forze politiche, anche da quelle più vicine a Macron. L’ex primo ministro Édouard Philippe ha dichiarato di aver «preferito decisioni e iniziative che consentissero il ritorno all’ordine e il ripristino dell’autorità dello Stato». Philippe è candidato alla presidenza e sembra essere tra i favoriti per un eventuale ballottaggio contro Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon.

Secondo gli ultimi sondaggi, il gradimento di Macron è calato attualmente al 15 percento, il livello più basso dalla sua prima elezione nel 2017. La situazione non è stata facilitata dal fatto che, mentre la Francia si preparava per una complicata giornata di manifestazioni, lui e sua moglie Brigitte sono stati visti a un concerto di Céline Dion.

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