Blocco statunitense delle petroliere colpisce Cuba e Venezuela
Il blocco imposto dagli Stati Uniti sulle petroliere soggette a sanzioni che operano nelle acque territoriali venezuelane ha gravi ripercussioni non solo sul Venezuela, ma anche su Cuba, che da anni dipende dalle esportazioni venezuelane di petrolio a basso costo per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Questa situazione rappresenta un ulteriore colpo per l’economia cubana, già in crisi profonda, riporta Attuale.
In Cuba, il petrolio è essenziale non solo per i trasporti e le attività agricole, ma anche per alimentare centrali elettriche e generatori privati, indispensabili per affrontare i lunghi blackout che contraddistinguono il paese. La crisi attuale è la peggiore dalla rivoluzione del 1959, con carenze di cibo e medicine, un sistema idrico inefficace, rifiuti abbondanti per le strade e gravi epidemie (come dengue e chikungunya). Le città restano per giorni senza elettricità, con la popolazione costretta a vivere senza aria condizionata o ventilatori.
I motivi alla base della crisi energetica cubana sono molteplici e derivano dalla mancanza di manutenzione delle centrali e della rete elettrica. L’inefficienza del regime gioca un ruolo cruciale, insieme all’embargo statunitense in vigore da oltre sessant’anni, che impedisce l’importazione di pezzi di ricambio. Questo ha reso vitale il petrolio venezuelano per il funzionamento delle centrali e dei generatori.
Dal 1999, gran parte del petrolio necessario a Cuba proviene dal Venezuela. Il legame tra i due paesi è stato sancito dall’ex presidente venezuelano Hugo Chávez, che instaurò programmi di scambio di servizi in cambio di petrolio, disponibile a prezzi inferiori rispetto al mercato.
Durante i primi anni, il Venezuela forniva 100mila barili di petrolio al giorno a Cuba; tuttavia, con l’inizio della crisi venezuelana e gli ultimi dodici anni di governo di Nicolás Maduro, le forniture sono crollate. Nel 2024, le esportazioni si erano ridotte a 32mila barili al giorno, e nei primi undici mesi del 2025 sono stati solo 27mila, riportando in evidenza lunghe file ai distributori e la chiusura di alcune centrali.
Oltre al petrolio venezuelano, Cuba attinge anche da Russia e Messico, ma quest’ultimo ha drasticamente ridotto le forniture a causa di pressioni internazionali e problemi interni. Cuba è dunque costretta a estrarre una limitata quantità di petrolio pesante, che richiede processi costosi per la raffinazione. Il governo cubano non ha la possibilità di cercare nuovi fornitori a causa delle limitazioni finanziarie imposte dall’embargo e della mancanza di valuta straniera.
Il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha denunciato il blocco statunitense, definendolo «atti di pirateria» e ha criticato l’amministrazione Trump, descrivendone le azioni come da «volgare ladro». Il regime cubano ha mantenuto un sostegno incondizionato a Maduro, compreso il coinvolgimento di agenti cubani nella sua sicurezza personale, specialmente con l’attuale governo statunitense fortemente impegnato nel sovvertire il regime.
Un blocco prolungato delle petroliere da parte degli Stati Uniti o un cambio di governo in Venezuela potrebbe portare al collasso definitivo dell’economia cubana. Attualmente, il paese sta attraversando una crisi che supera la già grave situazione del cosiddetto “periodo speciale” post-unione sovietica. Circa il 90% della popolazione vive in condizioni di povertà, e il 70% non riesce a permettersi un pasto al giorno.
Dall’inizio del 2018, l’economia cubana ha subito una contrazione del 15%, con un’inflazione galoppante e un grave deprezzamento della valuta locale. Per i cubani le rimesse dall’estero sono diventate la principale fonte di sostentamento, considerando che oltre 2,7 milioni di persone sono emigrati dal 2020. Questo esodo ha cambiato radicalmente la composizione demografica dell’isola e rappresenta una seria minaccia per la sua sopravvivenza futura.
In questo quadro, il petrolio venezuelano, pur non essendo sufficiente a risolvere i problemi energetici dell’isola, rappresenta una risorsa fondamentale. Senza di esso, la crisi cubana si acutizzerebbe ulteriormente, rendendo le condizioni di vita della popolazione ancora più precarie. La Cina, nel frattempo, si sta affermando come principale partner economico di Cuba, investendo in impianti fotovoltaici per la produzione di energia, ma questi sforzi non riescono a sostituire le obsolete centrali a petrolio esistenti.
Che situazione assurda… Non si può credere che nel 2024 ci sia ancora gente che vive senza elettricità per giorni! Ma a questo punto sembrano remare contro i cubani. E l’Europa? Dove siamo in tutto questo? Non si può rimanere a guardare.