Il Risveglio Politico di Netanyahu: La Guerra contro l’Iran come Catalizzatore
La decisione di attaccare l’Iran ha aperto una nuova fase nella carriera politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Dopo un prolungato periodo di crisi e scarsa popolarità, il suo partito, il Likud, ha riconquistato consensi e attualmente è il primo nei sondaggi. I leader dell’opposizione, quasi all’unanimità, hanno espresso supporto per la sua azione militare contro l’Iran. Secondo diverse fonti, Netanyahu sta valutando la possibilità di indire elezioni anticipate per capitalizzare sulla sua nuova posizione di forza, riporta Attuale.
Questo rappresenta un cambiamento sorprendente rispetto ai mesi scorsi, quando Netanyahu era considerato uno dei politici meno popolari del paese e si trovava in una situazione di evidente crisi, incapace di garantire la sicurezza della nazione.
La crisi per il primo ministro è emersa in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha causato la morte di oltre 1.100 persone in gran parte israeliane, rappresentando un clamoroso fallimento del sistema di intelligence del paese. Netanyahu è stato accusato di aver sottovalutato la minaccia rappresentata da Hamas e di aver ridotto la prontezza delle forze armate per motivi di convenienza politica interna.
Le conseguenze sono state devastanti: la sua popolarità è crollata e i sondaggi indicavano che, in caso di elezioni, la sua carriera politica sarebbe giunta al termine.
Di fronte a questo scenario difficile, Netanyahu ha scelto di evitare questioni delicate, ritardando un’inchiesta sulle responsabilità per l’attacco dell’ottobre e cercando di svicolare dalle occasioni pubbliche in cui potesse essere contestato. Ha persino evitato di incontrare i familiari delle vittime di Hamas e di partecipare ai loro funerali.
Nonostante l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza non avesse inizialmente rafforzato la sua posizione, l’accettazione pubblica della guerra da parte della popolazione ha giocato un ruolo fondamentale. Tuttavia, molti osservatori ritenevano che Netanyahu stesse utilizzando la guerra non solo per obiettivi militari, ma anche come un modo per distogliere l’attenzione dai suoi errori.
Con il proseguire del conflitto, il governo ha mostrato una crescente insensibilità verso le sorti degli ostaggi, rifiutando accordi di cessate il fuoco che avrebbero potuto portare alla loro liberazione, aumentando così la sua impopolarità.
Tuttavia, lo scorso autunno, la situazione di Netanyahu ha cominciato a mutare. Attraverso una serie di operazioni di intelligence e attacchi mirati, Israele ha indebolito significativamente Hezbollah, considerato una minaccia alla sicurezza. Questo successo ha contribuito a risollevare la sua immagine pubblica e quella del Likud.
Recentemente, l’attacco all’Iran ha rafforzato ulteriormente la sua posizione: numerosi sondaggi indicano che circa il 70% della popolazione sostiene l’azione militare, percepita come una risposta necessaria a una minaccia esistenziale. I bombardamenti israeliani sono stati considerati un successo militare, riuscendo a colpire una parte significativa della catena di comando dell’Iran, e il numero di perdite in Israele è risultata inferiore a quanto inizialmente previsto dagli analisti.
Uno degli sviluppi più notevoli è stata la capacità di Netanyahu di convincere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a supportare l’attacco contro i siti nucleari iraniani, un risultato che rappresenta un importante traguardo diplomatico per il premier israeliano.
Ripristinando gradualmente la sua immagine, Netanyahu ha iniziato a partecipare attivamente a eventi pubblici, incontrando le famiglie delle vittime e visitando le comunità colpite. I sondaggi attuali mostrano il Likud al primo posto, sebbene l’attuale coalizione di governo non avrebbe la maggioranza alla Knesset.
L’opposizione, pur continuando a criticare Netanyahu, ha sostenuto la guerra aerea contro l’Iran, sottolineando l’unità di intenti tra le diverse fazioni. “Sulla questione iraniana non c’è destra o sinistra. C’è giusto o sbagliato. E noi [israeliani] siamo nel giusto,” ha affermato Benny Gantz, uno dei principali avversari di Netanyahu.