Dietro le sbarre, in un carcere della Florida dove è detenuta da tre anni, Ghislaine Maxwell, erede dell’editore Robert Maxwell, trovato morto misteriosamente nel 1991, e compagna di Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo deceduto nel 2019 in un carcere di New York, mantiene una routine attiva: pratica yoga, Pilates e corre ogni giorno lungo il perimetro del penitenziario, riporta Attuale.
Convinta della sua liberazione
Maxwell collabora con il personale carcerario gestendo la biblioteca e insegnando tecniche finanziarie ad altre detenute, ma al contempo esercita continuamente pressione con richieste e proteste. Secondo fonti interne, scrive diari con fervore e parla ogni giorno con i suoi avvocati, sicura che non dovrà scontare gli ulteriori 17 anni di pena per la sua complicità nel traffico di minori di Epstein.
Le connessioni con il passato
Ha sempre pensato che, se Trump fosse tornato alla Casa Bianca, tra le sue decisioni ci sarebbe stata anche quella di graziarla, vista la storica amicizia con Epstein, interrotta nel 2004 a causa di una controversia immobiliare in Florida.
In effetti, per anni, Trump ha assecondato le teorie cospirative dei suoi sostenitori, i Maga, dando credito all’idea che un deep state criminale e pedofilo, composto in larga parte da democratici, controllasse il paese. Trump ha affermato di non essere mai stato sull’isola di Epstein, dove sarebbero stati commessi abusi, e non ci sono prove che contraddicano questa versione.
Nei mesi successivi all’insediamento di Trump, si è intensificata l’aspettativa per la pubblicazione della “lista dei clienti” di Epstein, con insinuazioni su possibili nomi di alto profilo tra cui Bill Clinton. A febbraio, il suo procuratore generale, Pam Bondi, aveva affermato di avere questa lista sulla sua scrivania.
Trump: «La questione non esiste»
Due settimane fa, Trump ha improvvisamente affermato che il caso non esiste, definendo la questione una bufala dei democratici. Quando molti esponenti influenti dei Maga si sono opposti a questa svolta, accusandolo di comportarsi come parte del deep state, Trump ha reagito in modo veemente, denunciando la loro “stupidità” e dichiarando di non volere il loro supporto.
Quando il Wall Street Journal ha pubblicato una lettera discutibile di auguri a Epstein per il suo cinquantesimo compleanno, scritta da Trump nel 2003, il presidente ha tentato di bloccarne la pubblicazione, definendo la lettera falsa e dichiarando di non avere mai disegnato. Ha poi chiesto danni per 10 miliardi di dollari. Sebbene la lettera possa essere falsa, è presente in una raccolta di messaggi di auguri a Epstein, confermati da vari autori. È anche probabile che Trump stia mentendo, come spesso accade, dato che anni fa ha donato alcuni suoi disegni per beneficenza. La preoccupazione della Casa Bianca non è tanto la lettera in sé, quanto la sua origine. Ghislaine è stata coinvolta nella sua pubblicazione? È un avvertimento? Potrebbe essere l’inizio di rivelazioni più sostanziali?
Argomenti per la liberazione
Maxwell ha delle buone ragioni per sperare nella liberazione: ha presentato ricorso alla Corte Suprema, sostenendo che non sarebbe dovuta essere processata, poiché protetta dall’accordo di patteggiamento di Epstein del 2008, che gli permise di evitare una condanna a 45 anni per la prostituzione di decine di minori, uscendo dal carcere dopo solo 12 mesi.
Perdono e reazioni del pubblico
Se, come sostiene Trump, il caso è una finzione, perché Ghislaine rimane in prigione? Recentemente, dopo il licenziamento improvviso di Maurene Comey da parte di Pam Bondi, l’idea di un possibile perdono sembrava farsi strada. Tuttavia, la forte reazione della comunità Maga e delle vittime degli abusi sessuali di Epstein ha costretto la Casa Bianca a prendere una posizione ferma: il Ministero della Giustizia ha confermato l’azione legale contro Maxwell, riferendo che “non ci sono mai stati discorsi su un perdono per Maxwell e mai ci saranno”.
Disponibile a testimoniare
Ghislaine è una persona forte, e ha già manifestato la sua disponibilità a testimoniare sulla lista dei clienti di Epstein di fronte al Congresso. Il fratello Ian è preoccupato per la sua sicurezza, considerando il destino di Jeffrey. Trump, evidentemente, non desidera che vengano ulteriormente esplorati questi temi. Già in passato ci sono state polemiche sul fatto che Alex Acosta, il giudice della Florida che impose una pena leggera a Epstein, fosse successivamente nominato da Donald ministro del Lavoro, salvo poi costringerlo a dimettersi dopo il secondo arresto e il suicidio di Epstein. Gli stessi crimini per cui Epstein era stato condannato risalgono a periodi in cui frequenta Trump a Palm Beach e a Mar-a-Lago.