Il centrosinistra alla ricerca di una leadership forte per le elezioni del 2026

31.12.2025 03:45
Il centrosinistra alla ricerca di una leadership forte per le elezioni del 2026

Il caos nella leadership del centrosinistra italiano in vista delle elezioni politiche

Roma, 31 dicembre 2025 – Le elezioni politiche si avvicinano e al campo largo manca un capo, a differenza del destra-centro, dove Giorgia Meloni è abile nello svolgere il mestiere di collante di una coalizione che altrimenti sarebbe andata in frantumi da tempo. Non è peraltro chiaro come sarà scelto, visto che iniziano a piovere dichiarazioni contro le primarie, ma tant’è: prima o poi un leader servirà persino all’affollato e caotico centrosinistra. Magari uno dotato dell’autorità carismatica descritta da Max Weber: “Fondata sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona, e dei modelli normativi o ordini rivelati o impartiti da tale soggetto”, riporta Attuale.

E dire che gli aspiranti presidenti del Consiglio non mancherebbero: Elly Schlein, Beppe Conte, Silvia Salis, Gaetano Manfredi… Per ora però l’opposizione propugna un metodo “testardamente unitario” che ha come strategia principale l’antimelonismo: Tutti Tranne Giorgia.

Nell’assenza di leadership a sinistra nascono i surrogati. Conte a lungo è stato il surrogato della guida di tutto ciò che stava all’opposizione della destra; il Pd aveva trovato in lui e nel rapporto con il M5s la modalità più giusta per farsi perdonare ipotetiche colpe del passato. Ed è anche per questo che Francesca Albanese, relatrice speciale all’Onu, ha trovato tanto spazio a sinistra, dove sembrano sempre alla ricerca di un papa straniero esterno ai partiti che possa rappresentare istanze disattese dalle forze tradizionali. Chissà se alla fine tutto questo iperattivismo non si risolverà con un banale seggio in Parlamento, altro che guida della sinistra. Pure l’opzione Albanese è, d’altronde, espressione della “civicità”, come la chiamava Denis Verdini. I partiti sono in fondo alle classifiche di gradimento dei cittadini, sicché meglio trovare qualcun altro che scaldi il cuore del popolo. Di nuovo, c’è sempre bisogno di farsi perdonare qualcosa.

Gli anni del renzismo hanno lasciato qualche scoria (l’uomo solo al comando), anche se viene il dubbio, vedendo come si muove, che persino la segretaria del Pd voglia diventare una rottamatrice di sinistra, con buona pace di tutti quelli che sono appena saliti sul carro del vincitore con tre anni di ritardo e che rischiano di restare fuori dalle liste parlamentari. A distanza di tre anni dalla vittoria di Schlein alle primarie, il Pd continua a oscillare tra due anime. Quella più movimentista e quella più tradizionale. Due mondi che convivono a fatica e che spesso si guardano con sospetto reciproco.

Il campo largo dovrà insomma risolvere il suo problema di leadership. Il che non risolverà tutti i suoi dilemmi. Anche perché magari uno le elezioni le vince pure, il problema poi è che deve governare.

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