Riunione del centrosinistra: tensioni e divisioni sull’Ucraina
Un clima di tregua forzata caratterizza il centrosinistra italiano, mentre gli elettori si preparano per le prossime elezioni. L’opposizione, rappresentata dai partiti di sinistra, è consapevole di non potersi permettere ulteriori divisioni se vuole mantenere una certa coesione, altrimenti rischia di perdere la possibilità di un’alleanza ampia. Al Palladium, durante la festa del Manifesto, i leader del centrosinistra hanno accolto con scetticismo il “campo largo”, ritenuto ormai un marchio fortunato. Lo stesso Giuseppe Conte insiste sulla necessità di un’alleanza per la Costituzione, mentre il nome del campo largo viene deriso. A dispetto di precedenti tensioni, Conte e Elly Schlein si sono salutati cordialmente, dimostrando un’unità apparente nonostante le divergenze.
Schlein ha avviato il dibattito a Firenze, contestando l’idea che le vittorie siano possibili solo al centro con candidati moderati. Ha affermato: “In vent’anni ci hanno fatto perdere così. È ora di cambiare”, sottolineando l’importanza di una responsabilità che non può essere confusa con l’ingenuità. Tuttavia, i moderati hanno risposto con critiche, con Clemente Mastella che ha definito Schlein “arrogante e ingenerosa”. Tra le voci critiche, Riccardo Magi ha affermato la necessità di una lista unitaria, anche se il nome di Matteo Renzi è stato citato come potenziale collaboratore.
Un punto di frizione fondamentale è rappresentato dalla questione ucraina. Quando il direttore del Manifesto, Andrea Fabozzi, ha sollevato l’argomento, i leader del centrosinistra hanno fornito risposte evasive. Mentre Bonelli e Fratoianni hanno ribadito il loro no al riarmo e all’invio di armi, Schlein si è dimostrata cauta nel prendere posizione, riconoscendo la frattura interna sul supporto a Kiev. Nonostante ciò, in un precedente intervento a Firenze, aveva ricevuto apprezzamenti da Crosetto per aver affermato che “la priorità della sinistra è difendere il diritto internazionale, calpestato dall’invasione russa”.
Conte, dal canto suo, ha spostato l’attenzione su una necessità di ricostruire un ordine internazionale, evidenziando anche l’importanza della Via della Seta, che è stata chiusa su pressione americana. Inoltre, pur senza giustificare le azioni di Putin, ha suggerito attenuanti per il presidente russo, allontanando ulteriormente il Pd da posizioni più intransigenti. Per quanto riguarda le primarie, i leader minoritari hanno dichiarato di aborrirle, riflettendo un senso di scetticismo anche da parte di Schlein. Essa ha sottolineato che sarebbe più facile se il candidato fosse il leader del partito più forte, ovvero lei stessa.
In questo contesto, il dibattito si è concentrato su come e quando avviare il processo di selezione dei candidati. Magi ha usato un’analogia con istruzioni per il montaggio, mentre Schlein ha assicurato di essere pronta a lavorare anche tutta la notte per trovare un accordo. Conte ha stimato che potrebbero esserci sviluppi in due settimane, premesso che si giunga a un’intesa sul programma. Senza un buon programma, il rischio è che l’elettorato si allontani dalle urne. Conte ha sottolineato che se non c’è chiarezza su chi debba essere il premier, il disinteresse delle persone verso la politica potrebbe aumentare ulteriormente.
Queste tensioni e divisioni all’interno del centrosinistra, in particolare riguardo l’appoggio internazionale all’Ucraina, potrebbero giocare un ruolo cruciale nei prossimi sviluppi politici, complicando ulteriormente la già fragile unità tra i partiti dell’opposizione, riporta Attuale.